
"Noi ci siamo rifiutate di mostrarci calorose. Non è dalla dolcezza che siamo nate ma dalla rabbia, e ce la sentivamo nelle ossa."
Falls Landing (Florida). Hazel, Britney, Leila, Isabel, Jody più Christian: cinque ragazzine e un ragazzino coetanei, 13 anni. Sono loro le "bestie", appellativo con cui vengono apostrofati dalle loro madri in risposta agli scherzi che amano fare, a volte crudeli, spesso disgustosi. Passano il loro tempo a spiare: le madri, i coetanei, ma soprattutto Sammy, la figlia del predicatore, solo di un anno più grande, ma già così adulta rispetto a loro. Ogni sera si appostano e puntano il binocolo verso il muro dove Sammy aspetta Eddie, il suo fidanzatino, il ragazzo più bello della scuola. Finché Sammy scompare e tutti iniziano a cercarla.
Romanzo d'esordio scritto nel 2023 da Dizz Tate, nata a Londra nel 1993, ma cresciuta a Orlando.
Ed è in Florida che ambienta questa storia, nell'immaginaria Falls Landing, cittadina paludosa attorniata da parchi a tema abbandonati, una realtà ben diversa dalla Florida patinata a cui si tende a pensare: qui tutto è decadente, gente che vive alla giornata, madri che sognano per i figli la partecipazione al talent show di turno, figli che sognano tutti la medesima cosa:
La partenza è stata buona, con queste ragazzine (un femminile in cui includo anche Christian) che ricordano quelle della Oates in "Foxfire", lo stesso spirito di sorellanza, la stessa rabbia adolescenziale, gli stessi nuclei familiari disgregati, con padri assenti ("Non ce ne fregava niente di loro, praticamente avremmo potuto farli schiattare senza che nessuna piangesse") e madri ignoranti, una vita quotidiana che si trascina fra sporcizia e corruzione, con il fantomatico mostro del lago che loro giurano di aver visto e di cui hanno il terrore.
E poi il mistero della scomparsa di Sammy e una narrazione particolare che usa la prima persona plurale.
Ma ben presto mi sono trovata in mano uno dei libri più brutti che abbia mai letto, via via sempre più sconclusionato e con uno stile di scrittura caratterizzato da ciò che più detesto, quelle frasi a cui non riesco a dare un senso, scollegate dal contesto, messe lì solo per boria autoriale.
Romanzo d'esordio scritto nel 2023 da Dizz Tate, nata a Londra nel 1993, ma cresciuta a Orlando.
Ed è in Florida che ambienta questa storia, nell'immaginaria Falls Landing, cittadina paludosa attorniata da parchi a tema abbandonati, una realtà ben diversa dalla Florida patinata a cui si tende a pensare: qui tutto è decadente, gente che vive alla giornata, madri che sognano per i figli la partecipazione al talent show di turno, figli che sognano tutti la medesima cosa:
"Andarcene è il nostro unico desiderio, non sapremmo dire dove, ma solo che là saremo più felici che qui."
La partenza è stata buona, con queste ragazzine (un femminile in cui includo anche Christian) che ricordano quelle della Oates in "Foxfire", lo stesso spirito di sorellanza, la stessa rabbia adolescenziale, gli stessi nuclei familiari disgregati, con padri assenti ("Non ce ne fregava niente di loro, praticamente avremmo potuto farli schiattare senza che nessuna piangesse") e madri ignoranti, una vita quotidiana che si trascina fra sporcizia e corruzione, con il fantomatico mostro del lago che loro giurano di aver visto e di cui hanno il terrore.
E poi il mistero della scomparsa di Sammy e una narrazione particolare che usa la prima persona plurale.
Ma ben presto mi sono trovata in mano uno dei libri più brutti che abbia mai letto, via via sempre più sconclusionato e con uno stile di scrittura caratterizzato da ciò che più detesto, quelle frasi a cui non riesco a dare un senso, scollegate dal contesto, messe lì solo per boria autoriale.
"Ma i silenzi possono essere universali e possono essere specifici, riservati a certe persone, e tra di noi, davanti a questo lago, c’è un silenzio lungo anni che non abbiamo."
"Vedo che siamo una triste combriccola ammassata alla rinfusa in una carrozza delle montagne russe, salvata collettivamente nella luce divina di una foto troppo costosa."
C'è una metafora che è un pugno nello stomaco, un capitolo (ahimè, brevissimo) che è sicuramente la parte migliore del libro, ma essendo il terz'ultimo evito di approfondire per non fare spoiler. E ci sono, sempre sul finire, due "cose" che spuntano fuori - la prima dal lago e la seconda da una vagina - che mi hanno annichilita, così prive di logica che sarebbero risultate assurde anche in un horror di serie C.
Senza quelle due cose il libro non mi sarebbe piaciuto lo stesso, ma almeno non lo avrei trovato demenziale.
Per chi volesse leggere un "Bestie" bello consiglio il romanzo di Magnus Mills.
Senza quelle due cose il libro non mi sarebbe piaciuto lo stesso, ma almeno non lo avrei trovato demenziale.
Per chi volesse leggere un "Bestie" bello consiglio il romanzo di Magnus Mills.
Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di gennaio: libri ambientati in Florida
