mercoledì 8 luglio 2026

"La notte arriva sempre", Willy Vlautin

 

Portland (Oregon), gennaio di un anno non precisato. Lynette ha 30 anni e da tre la sua vita è fatta unicamente di lavoro e di risparmio, tutto per arrivare alla cifra che permetterà a lei e alla madre di versare l'anticipo per comprare la casa in cui vivono. Il proprietario a loro la venderebbe per duecentottantamila dollari: è una casa vecchia che necessita di riparazioni, ma Lynette è convinta che tutto si possa riparare e migliorare. Soprattutto sa che la riqualificazione urbana di Portland ha quasi raddoppiato il prezzo degli immobili e quella è la loro unica occasione per avere una casa di proprietà. Ed è fondamentale che suo fratello Kevin, che ha due anni più di lei, ma che ragiona come un bambino di tre, resti in quel quartiere dove ci sono tante persone che lo conoscono e che gli vogliono bene.
Sembra fatta, grazie al doppio lavoro, agli straordinari estenuanti e a quello che si è piegata a fare per poter guadagnare di più, ha accumulato ottantamila dollari: unendoli ai risparmi della madre potranno finalmente versare l'anticipo.
Invece il sogno di Lynette crolla quando tornando a casa vede che nel cortile, al posto del catorcio della madre, c'è un'auto fiammante.

"Desideravo una macchina nuova da un sacco di tempo e finalmente ne ho comprato una"

E senza quei trentanovemila dollari addio anticipo, addio mutuo, addio casa.

Ogni volta che finisco un libro di Vlautin mi trovo a pensare che sia ancora più bello dei precedenti. Questo, del 2021, è il quinto che ha scritto (ed è il quinto che ho letto).

Lynette è un altro personaggio a cui è impossibile non affezionarsi e che sarà impossibile dimenticare. Anche lei fa parte degli ultimi, persone per cui la vita sembra procedere sempre in salita con pochi svincoli che loro non sono in grado di vedere o che non hanno il coraggio di affrontare o che vorrebbero intraprendere, ma un ostacolo glielo impedisce.

Nella vita Lynette di ostacoli ne ha trovati tanti e vengono raccontati sotto forma di ricordi in queste 208 pagine che nel presente occupano soltanto due giorni e due notti.

L'ultimo è ingombrante come quell'auto superflua.

Nei ringraziamenti Vlautin racconta del suo trasferimento a Portland a ventisei anni e dei quindici impiegati per risparmiare ventimila dollari lavorando come imbianchino per arrivare a versare la caparra per la sua prima casa.
Il sogno del mattone di proprietà è forse più italiano che americano, ma credo abbia inserito qualcosa dei suoi personali sacrifici nella lotta di Lynette, con una cruda analisi dell'altra faccia dell'America e delle sue disuguaglianze sociali.

In una recensione su Amazon c'è chi consiglia all'autore di tornare a fare l'imbianchino.
Immagino che le tematiche trattate da Vlautin possano risultare pesanti per chi nella lettura cerca solo svago.
Oppure addirittura irritare chi nella forbice del divario sociale si trova (o crede di essere) tanto più in alto rispetto ai suoi personaggi. 
Ma è chi legge senza saper riconoscere la bravura oggettiva in un libro come questo (che è un qualcosa di molto diverso dal gusto personale) che farebbe meglio a impiegare il proprio tempo dando il bianco sui muri di casa.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di agosto: libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti