venerdì 14 agosto 2026

"Pazza d'amore", Adèle Hugo

 

23 giugno 1855
"Dedico un pensiero alle mie sorelle che
soffrono nei bordelli, alle mie sorelle che
soffrono nel matrimonio.
Occorre dar loro libertà e dignità, il
pensiero nella testa e l’amore nel cuore.
Questo XIX secolo è di ostacolo; io
riuscirò."
Dal Diario di Adèle Hugo

Che il nome di Adèle Hugo, (1830 - 1915) figuri come quello di autrice di questo testo lo trovo abbastanza discutibile. Nelle 128 pagine del volumetto, edito da Fandango nel 2020 (curatrice Manuela Maddamma), sono pochi gli stralci presi dal suo diario e dalle lettere che scriveva ai familiari, mentre la sua triste storia viene ricostruita e raccontata riportando le parti salienti degli scambi epistolari fra il padre, la madre e i due fratelli negli anni più critici.

Era la quinta figlia di Victor Hugo, l'unica a sopravvivergli. Un'infanzia serena, spezzata dalla morte della sorella maggiore a cui era legatissima. Era il 1843, Adèle aveva 13 anni, Léopoldine 19 e si era appena sposata (il vestito in copertina è quello che indossò al suo matrimonio, è conservato al Musée Victor Hugo di Parigi).

E' nel 1851 - anno in cui il padre, in seguito al colpo di Stato di Napoleone III, lasciò Parigi esiliandosi sull’isola di Jersey (tornò soltanto nel 1870) - che Adèle inizia a scrivere con regolarità nel suo diario allontanandosi contemporaneamente dal cattolicesimo, "religione ormai superata ai suoi occhi".

Dai suoi scritti emerge una vanità così smisurata ("Ero meravigliosamente bella", "Sono bella, bella, ho un carattere di ferro, una mente duttile, sono essenzialmente la figlia regina di Victor Hugo", "Ero incantevole, stupenda; avevo un velo di tulle che mi rendeva incomparabile; ero abbagliante") da rendere difficile riuscire a empatizzare con lei quando impazzisce per amore.

La schizofrenia aveva già colpito la famiglia Hugo in passato. Per Adèle il soggetto del delirio ebbe il nome di Albert Pinson, ufficiale britannico con cui avrebbe dovuto sposarsi nel 1855. Ma lei lo respinse, venendo respinta a sua volta quando in seguito cercò di riconquistarlo. Da lì nacque l'ossessione che la portò otto anni dopo a seguirlo ad Halifax e poi, nel 1866, alle Barbados.

Spiace pensarlo, ma francamente leggendo ciò che 
lei gli scriveva non si può biasimarlo per aver cercato di starle alla larga: per esempio nella lettera del 17 ottobre 1861 alla presunzione (definisce "assurdo, straordinario, incomprensibile, inspiegabile" il fatto che lui non voglia sposarla, "una donna intelligente e bella, che vi ha dato innumerevoli prove d’amore e di fedeltà") alterna gli ordini ("Voi mi scriverete una lettera in cui dichiarate di acconsentire al nostro matrimonio. Vi lascio due giorni, dal 20 al 21 ottobre, perché facciate le vostre riflessioni e mi mandiate la lettera.") per concludere con la minaccia di uccidersi se non farà come dice lei ("Converrete con me che ogni ragione deve cedere il passo alla necessità che mi strappiate dall’infelicità e dalla tomba").

Ma la parte struggente della biografia sono le lettere dei
 familiari.

"Come può Adèle abbassarsi e insistere fino a inseguirlo?"

E' quello che Victor Hugo scrive alla moglie il 23 giugno 1863, mentre lei a fine novembre dello stesso anno in una lettera a uno dei figli dice:

"L'avvenire di mia figlia è perduto"

Non erano ancora consapevoli degli squilibri mentali di Adèle e si preoccupano per l'onore. Soltanto uno dei fratelli, 
François-Victor, sei mesi dopo scrive ai genitori: "È una malata che bisogna salvare". E nel febbraio 1864 anche il padre parla di "disordine mentale assoluto".

Ma non ci sarà ripresa, Adèle tornerà in Europa a 42 anni e per lei si apriranno le porte degli istituti di sanità mentale.

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