domenica 22 ottobre 2023

"La centenaria con la pistola", Benoit Philippon

 

Auvergne (Francia), estate 2016.

"Mi permetta di essere rude, ma onesto: lei è ormai alla fine dei suoi giorni, non è un segreto per nessuno, quindi se ha qualcosa sulla coscienza è il momento di lasciarsi andare."

A pronunciare queste parole è l'ispettore André Ventura e la sua interlocutrice è la donna che quel mattino ha preso a fucilate prima il vicino di casa e poi addirittura la polizia e che ora gli siede davanti nel suo ufficio al commissariato. E' anche accusata di aver aiutato a far fuggire una coppia di amanti ricercati per l'omicidio del marito di lei. E dai colleghi impegnati nella perquisizione del villino continuano ad arrivare telefonate di aggiornamento sugli scavi che stanno facendo in cantina: uno scheletro umano, poi due, poi tre e sembra ce ne siano altri!
Ma chi è questa Berthe Gavignol? Una serial killer? E, se così fosse, quante persone può aver fatto fuori nei suoi 102 anni di vita?

Benoît Philippon, scrittore, sceneggiatore e regista francese classe 1976 (cresciuto tra Costa d’Avorio, Antille, Canada e Francia, come specificato nelle note sull'autore a fondo libro), ha all'attivo quattro romanzi. "La centenaria con la pistola" (titolo originale "Mamie Luger"), il secondo che ha scritto (nel 2018), è stato un vero e proprio caso editoriale in Francia.

La traduzione italiana è arrivata soltanto a giugno di quest'anno, con una copertina molto diversa da quella delle due edizioni francesi...


 ... e che può piacere o meno, ma che indubbiamente colpisce, al pari della trama che lascia immaginare una storia originale, cosa che in effetti è. Solo che avrebbe potuto essere sfruttata meglio.

La lettura - tolta qualche lungaggine di troppo che a tratti annoia - in linea di massima è piacevole e scorrevole, ma alla fine non si capisce se l'intento dell'autore fosse quello di scrivere un libro divertente oppure profondo. Forse mirava a fare due centri, ma ha sbagliato mira.

L'anziana Berthe è un po' troppo lucida e in gamba per i suoi 102 anni: 80/85, o anche 90 volendo esagerare, sarebbero stati sufficienti per avere molta vita da raccontare e avrebbero reso un po' più credibile il personaggio, che invece ricorda davvero troppo nonna Abelarda (non credo per caso, è famosa anche in Francia...) diventando caricaturale.
E se da un lato la lingua tagliente con cui tiene testa all'ispettore Ventura strappa più di un sorriso (e un po' di ammirazione), dall'altro gli episodi che racconta - violenze di vario genere che portano alle sue soluzioni altrettanto veementi e definitivamente risolutive - non hanno proprio nulla di allegro.

Philippon ha creato questa protagonista fuori dall'ordinario, l'ha resa orfana di padre da bambina e l'ha fatta crescere dalla nonna Nana, dando così alla storia un'impronta totalmente femminile, dove gli uomini - con una sola eccezione, oltre a quella di Ventura - rappresentano tutti i mali del mondo; le ha fatto attraversare due guerre mondiali e le ha fatto conoscere i soprusi degli invasori; l'ha resa moglie (e vedova) per cinque volte, per lo più di uomini misogini e violenti; le ha negato la maternità e l'ha fatta diventare mammana (e femminista).

E le ha fatto compiere una serie di omicidi, non tutti giustificabili e questo è stato un errore, perché uccidere un marito che si rifiuta di fare sesso orale o l'esattore delle tasse venuto a riscuotere sono eccessi del tutto evitabili che allontanano dal personaggio.

Altre cose non convincono di Berthe: perché far sposare ben cinque volte una donna così indipendente (anche economicamente grazie all'emporio del paese ereditato dal primo marito), per di più con uomini palesemente da poco? Perché far sposare anche un uomo con un micropene proprio a lei che ama così tanto il sesso? E perché farle compiere tutta una serie di comportamenti che condanniamo prontamente (e giustamente) quando provengono dagli uomini? 

Ma è stato soprattutto il cattivo impiego dei tanti macro argomenti presenti nel libro (n
azismo, guerra, sfruttamento, razzismo, maschilismo, diritti delle donne) a indispormi: c'è troppa superficialità nel trattarli, non ci sono frasi incisive su questi temi, niente di toccante che valga la pena ricordare.

E poi l'imbecillità nel far dire a Berthe 
"Non farei mai del male a una bestia", riferendosi al cane di un cacciatore, per poi a ruota farle intimare "E ora levatevi di torno! Abbiamo discusso abbastanza, e io ho pure una gallina sul fuoco"!

W il cane, ok, ma la gallina? Vale così poco da non poter essere neppure considerata una bestia? A lei ha forse fatto del bene mettendola in forno? Probabile che Philippon non si sia neppure reso conto della contraddizione, con la tipica ipocrisia di tutte quelle persone per le quali l'amore e la simpatia per gli animali si limitano a quelli di cui non si cibano.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di agosto: un libro con in copertina un oggetto che inizi con la lettera "O" (orecchino)

lunedì 16 ottobre 2023

"My Coney Island baby", Billy O'Callaghan


Coney Island (New York), un giorno di gennaio di un anno non precisato. Una coppia passeggia sul lungomare sferzato da un vento gelido che minaccia tempesta. Cercano riparo a ridosso di un chiosco chiuso in quella stagione. Si abbracciano. Si baciano. Poi raggiungono uno dei tanti alberghetti che accettano, e preferiscono, il contante alla carta di credito e dove non si stupiscono se le persone non passano la notte nella stanza, ma solo una manciata di ore rubate a qualcun altro.
Caitlin e Michael sono una coppia di amanti. E lo sono da venticinque anni. Si sono conosciuti che ne avevano poco più di venti e da allora si concedono un giorno al mese a Coney Island.
Ma quello che stanno per vivere sarà l'ultimo?

"Questo romanzo ha avuto una gestazione lunga e lenta": O'Callaghan inizia i suoi ringraziamenti con questa frase.
Io vorrei potergli dire: e non sai quanto è stato lungo e lento il mio travaglio per leggerlo!

Iniziato mercoledì 4 e finito soltanto ieri sera: undici giorni per leggere 256 pagine sono tantissimi anche per me che sono lenta. Non solo: venerdì, quindi in nove giorni, ero arrivata appena al 63%! Poi nel week-end mi sono imposta di finirlo perché non ne potevo più.

Tutto ciò fa pensare a un libro terribile - e per me lo è stato - ma oggettivamente i libri brutti sono altri, sono sicura che molte persone possano apprezzare, forse anche amare, questa storia. Io no.

Non ne ho sopportato lo stile, l'abuso di frasi ridondanti, inutili ai fini della storia, esagerate nel numero e il più delle volte anche nel significato.

"I cieli bassi e irrequieti che portavano le nuvole cariche di pioggia a formare mucchi così vicini che tutto il mondo, a parte gli scogli, respirava verde."

"Sa che l’immagine riflessa di Caitlin lo sta guardando, che quel momento è diventato un triangolo, ma gli angoli non hanno pietà."

"Il tempo è una scheggia di vetro conficcata nel collo del giorno."

Qualche esempio e non sono eccezioni, è il modo in cui è scritto il libro. Insopportabile.

Un altro punto debole è l'ambientazione: perché Coney Island, sbattuta addirittura nel titolo? Del posto ci sono il lungomare, una ruota panoramica arrugginita vista in lontananza e un alberghetto senza pretese. Caitlin e Michael avrebbero potuto incontrarsi ovunque.
Ma, soprattutto, perché scegliere una coppia di newyorkesi come protagonisti, lei di nascita e lui d'adozione?
Billy O'Callaghan è nato a Cork nel 1974 ed è cresciuto a Douglas, un piccolo villaggio ai margini della città, dove vive tutt'ora.
Perché preferire gli Stati Uniti? Forse l'Irlanda era troppo cattolica per una storia di amanti? Forse ha voluto evitare una protagonista irlandese per quel ruolo?
Un motivo ci sarà sicuramente stato per questa scelta infelice, il cui limite emerge spaventosamente dal confronto con le parti in cui Michael racconta i suoi primi 16 anni di vita trascorsi nell'isola irlandese di Inishbofin: quelle sì che hanno un senso, lì c'è la conoscenza del posto dell'autore, ci sono amore, rispetto e orgoglio per la sua terra.
Sarebbe stato così brutto farli incontrare a Dublino?!?

Ma il vero motivo per il quale ricorderò questo romanzo come uno dei più respingenti che abbia mai letto è il suo carico di tristezza, cosa di cui in questo periodo non avevo proprio bisogno.
Viviamo una sola delle loro giornate a Coney Island, ma in mezzo c'è la ricostruzione delle loro vite. Ci sono gravi lutti e c'è il cancro. Ci sono due coniugi ignari del tradimento. E c'è questa coppia che si accontenta delle briciole. Da venticinque anni e questo non ha senso: nel libro viene descritto il primo incontro, ma manca la storia della coppia e non viene spiegato perché abbiano trascinato due matrimoni che definire stanchi è solo un eufemismo (troviamo Caitlin cedere alle rare avances del marito dicendogli "di baciarle solo il collo e la spalla, se proprio deve, e di non parlare o di farlo soltanto a bassa voce" e Michael ricordare una cena al ristorante cinese con la moglie come "una serata riuscita, una delle poche della loro vita matrimoniale") anziché divorziare e provarci.

Alla fine quello che manca è proprio la storia d'amore che è lecito aspettarsi.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di luglio: lingue

venerdì 13 ottobre 2023

"Primo", Maria Masella


Genova, novembre di un anno non precisato. Antonio Mariani, commissario fresco di nomina, è stato subito assegnato a Genova, la sua città natale, e deve occuparsi del suo primo caso di omicidio: il corpo di Pietro Gambaro, 75 anni, stimato chirurgo in pensione, è stato ritrovato dai netturbini in un fetido antro sotto agli archivolti della ferrovia a Sampierdarena, ucciso con una sprangata alla testa. Una rapina finita male? Effettivamente manca il portafoglio, ma Mariani vuole andare a fondo della questione perché lui quell'uomo lo conosceva fin da quando era bambino, ma come Primo, il suo nome da partigiano.

"A Genova il vento non manca mai. Un vero genovese non guarda il cielo, che dice poco, ma annusa il vento...
Forse l’abbiamo nel sangue da quando per mare si andava a vela.
Ma c’è una zona di Genova in cui c’è ancora più vento.
San Pier del vento: Sampierdarena."

Maria Masella è genovese e credo che tutti i romanzi della lunga serie che ha come protagonista il commissario Mariani (al momento ben 25 titoli) siano ambientati qui, ma ritrovare proprio il mio quartiere, nonché l'ospedale dove sono nata e il corso dove ho vissuto dalla nascita fino ai 28 anni, è stato piacevole, confortante e anche commovente.
E lo posso confermare: "Chi e è nato a Sampierdarena il vento ce l’ha nel DNA"!

"Primo", pubblicato nel 2008, cronologicamente è l'ottavo titolo della serie che si apre con "Morte a domicilio". Lo avevo letto a maggio, scoprendo poi che "Primo" è il prequel e, siccome li detesto, anche con la Masella ho fatto come con la Marson e il suo "Il primo cadavere": ho preferito leggerlo subito.

Qui troviamo un Mariani ancora professionalmente acerbo e anche piuttosto immaturo a livello personale. Purtroppo la Masella non ama numeri e date come me: non fornisce una datazione precisa alle sue storie, né dichiara l'età dei personaggi. Nel prequel viene anche raccontato il primo incontro e l'inizio del legame fra Mariani e Francesca, con cui in "Morte a domicilio" è sposato da sette anni, e se là eravamo all'inizio del duemila, qui siamo alla fine del vecchio millennio, ci sono ancora le lire, gli elenchi del telefono, le videocassette e in pochi hanno già un cellulare.

La storia è piuttosto intricata: all'inizio della seconda metà ho temuto che il meccanismo si basasse su coincidenze e tempistiche inverosimili, ma la sensazione fastidiosa è durata giusto un paio di capitoli perché poi sono emersi in rapida successione i vari collegamenti, fino a una risoluzione del caso logica e precisa, dove tutto assume un senso e un perché.

Sorvolando sul fastidio che mi danno le inutili frasi ad effetto - come "nel cielo così limpido da annegarci dentro" o "nessuno è perfetto e le lucenti armature sono solo nei libri di favole" - quello che si legge va un poco oltre al bel gialletto che ci si aspetta dai Fratelli Frilli, non fosse altro che per i rimandi alla Lotta Partigiana: gran parte della commozione a cui ho accennato deriva dall'aver trovato il circolo ANPI frequentato da mio nonno.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di luglio: matematica

domenica 8 ottobre 2023

"La mala vita", Maria Serena Mazzi

 

"È la natura stessa della donna, incline alla concupiscenza, a condurla al peccato? O sono forse la nascita, la povertà, il lavoro manuale, la servitù, la solitudine, le disgrazie, la guerra, gli stupri, il caso a determinare la sorte di una donna? A farla diventare una «cattiva» donna e non una donna rispettata?"

Credo che anche le prostitute meglio pagate al mondo sentano come propria la celebre risposta che Julia Roberts, nei panni di Vivian Ward, dà a Richard Gere (Edward Lewis) in merito al proprio lavoro: "Non è il tuo sogno di bambina".

In questo saggio del 2018 Maria Serena Mazzi, che ha insegnato Storia medievale nelle Università di Firenze e di Ferrara, descrive una realtà che non può derivare né da un ipotetico bisogno di appagamento sessuale, né da un'aspirazione di qualsiasi genere.

Un testo non semplicissimo, manca la divulgazione accattivante di Alberto Angela ed è molto più vicino ai saggi di Carlo Maria Cipolla (edito anch'esso da il Mulino), ma senza la sua piacevole ironia.
"La mala vita", con tutta la sua serietà, è una lettura che sa più di studio che di intrattenimento, ma è decisamente interessante e appassionante, se si amano la storia e il Medioevo.

Un libro anche fortemente angosciante che - riportando stralci (spesso in latino) di atti processuali e di altri documenti - mi ha fatto più volte pensare a quanto sono stata fortunata a nascere nel 1969 anziché nel Trecento come Vannina di Firenze o Iacopa di Siena (poi, però, ho pensato alla fauna che popola via di Francia alla sera e sono giunta, non per la prima volta, alla conclusione che la casualità della cicogna mi ha regalato moltissime fortune, non solo quella dell'anno di nascita).

Senza cadere nel buco nero di parallelismi inutili e impossibili, è senza dubbio vero che le prostitute (o donne pubbliche) medievali di fortuna ne hanno avuta ben poca. Nulla a che vedere con le cortigiane del Cinquecento "eleganti, colte, talvolta amate, ben ricompensate e con un tenore di vita elevato". Le meretrici medievali erano peccatrici e corruttrici, disprezzate da chiunque e sottoposte a una legislazione infamante e a sfruttamenti di ogni genere.

Nella società dell'epoca la stessa chiesa arrivò a tollerare la prostituzione in virtù del "male minore": meglio sopportarla per non mettere a rischio vergini, monache e donne oneste o, peggio ancora, rischiare "l'abominevole vizio della sodomia".
Ma questa utilità sociale veniva riconosciuta alla prostituzione, non alle prostitute: loro erano contaminate e reiette (però servivano agli uomini per sfogare i loro impulsi sessuali senza arrivare a compromettere le donne perbene).

Spesso era l'essere stata vittima di uno stupro, con conseguente allontanamento dalla propria casa, a costringere una donna alla prostituzione, semplicemente per mancanza di alternative per vivere.

La Mazzi descrive i processi con cui si stabiliva se una donna fosse o meno una prostituta (si basavano sui sentito dire) arrivando a condanne che condizionavano per sempre l'esistenza di queste donne, obbligate a circolare mostrando i segni di riconoscimento previsti (diversi da città a città, che potevano essere mantelline di un colore specifico o sonagli, come quelli che dovevano portare i lebbrosi per avvisare del loro arrivo e permettere così di starne alla larga) e a sottostare a tutti gli altri divieti, ad esempio quello (condiviso con lebbrosi, appestati ed ebrei) di abitare in certi luoghi e/o di transitare in certe vie.

"Ma sono altri i segni che pesano di più, indelebili, incisi sulla propria carne. Di quelli, invisibili, sulla dignità, sull’esistenza, sul rispetto di sé, sui progetti non realizzati, sui desideri inappagati, sulle aspirazioni frustrate non sappiamo parlare, perché restano, appunto, indecifrabili, non detti, non tramandati. Ma le cicatrici del corpo, quelle sì hanno lasciato una testimonianza."

Insomma, nel Medioevo c'erano moltissime splendide torri, ma solo nei film di Hollywood il cavaliere le scala per salvare la sua prostituta.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di luglio: storia

giovedì 5 ottobre 2023

"Le verità sepolte", Angela Marsons

 

Black Country, novembre 2016. Kim Stone non è il genere di persona che ama le imposizioni, ma quando l'ordine arriva dal capo Woody neppure lei può tirarsi indietro. Nel campo di una fattoria sono stati ritrovati dei resti umani e, siccome il terreno si trova sul confine di due distretti, a Kim viene assegnata soltanto la parte tecnica, mentre della gestione operativa se ne occuperà il detective Travis. Privata dei suoi agenti e costretta a fare quasi da cornice alle indagini condotte dal collega, Kim perderà i contatti con la sua squadra proprio mentre è impegnata a investigare su una serie di crimini d'odio che hanno colpito la zona con una frequenza preoccupante.

Dopo il filotto dei quattro libri letti in primavera, sono tornata ad Angela Marsons e alla sua Kim Stone con questo, che è il sesto titolo della serie.

Anche questa volta l'autrice coinvolge, ma esagera. O forse cattura proprio esagerando?
Di sicuro - avendolo letto in alternanza a "La ragazza del Kyushu" di Matsumoto - il dinamismo di questo romanzo ha rappresentato per me una vitale scampanellata ogni volta che lo prendevo in mano.

Non è bello che sia stato di nuovo sfruttato l'espediente del ritrovamento di resti umani in un terreno per fare da collante fra passato e presente ("Urla nel silenzio", il primo della serie).

Molto apprezzabile, invece, il modo in cui l'autrice tratta il tema portante del libro, i crimini d'odio, richiamando l'attenzione su quei partiti che lo fomentano ("Vogliono che la gente abbia paura di chi proviene da un altro Paese") e facendo emergere l'ignoranza e la viltà di chi li commette in nome di una presunta superiorità personale che determina l'esatto contrario.

Meno apprezzabile il suo specismo:

"Come si può trattare così un proprio simile? Prendersela con degli sconosciuti per il colore della pelle o per l’etnia, persone che, come se non bastasse, non possono neanche reagire. E dargli la caccia come se fossero animali…"

E ancora:

"Il cadavere mostrava anche segni di estrema violenza: qualcuno gli aveva dato la caccia come si fa con gli animali."

Chiaramente per la Marsons la caccia sugli animali è accettabile, una cosa normale.
Eppure non dovrebbe essere tanto difficile capire che una tagliola maciulla la zampa di un animale e la gamba di un uomo allo stesso modo, producendo lo stesso "orrore inimmaginabile".
La differenza è che gli animali le tagliole non le hanno né inventate né mai usate.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di agosto: un libro con un animale con la "O" nel testo (orso)

martedì 3 ottobre 2023

"La ragazza del Kyushu", Seicho Matsumoto



Tokyo, un giorno di maggio all'inizio degli anni Sessanta. Kiriko Yanagida ha vent'anni e ha investito i suoi pochi risparmi per arrivare dal Kyūshū allo studio di Ōtsuka. Lo ha fatto per suo fratello, in carcere con l'accusa di aver rapinato e ucciso un'anziana usuraia della loro città. Kiriko sa di non potersi permettere la parcella del più famoso avvocato della capitale, ma spera di riuscire a interessarlo al caso tanto da spingerlo ad accettare di difendere Masao pro bono.
Invece tutto quello che riesce a ottenere da Ōtsuka è un netto rifiuto: l'avvocato ha fretta, vuole raggiungere la sua giovane amante sui campi da golf e presta poca attenzione al racconto di Kiriko. Non cambia idea neppure quando lei gli ricorda che per quel reato è prevista la pena di morte. E non ci penserà più fino a quando, sei mesi dopo, riceverà la cartolina con cui la ragazza lo informa che il fratello è stato condannato e che non c'era stato tempo per ricorrere in appello perché nel frattempo era morto in carcere.
A quel punto Ōtsuka si fa mandare i fascicoli dell'istruttoria e del processo dall'avvocato d'ufficio: brutta cosa i sensi di colpa...

Pubblicato nel 1961, ricalca fedelmente lo stile e le atmosfere dei tre precedenti titoli di Matsumoto che ho già letto e apprezzato ("Tokyo Express", "Come sabbia tra le dita" e "Un posto tranquillo"): gialli/noir che basano la risoluzione dei casi sulle elucubrazioni del personaggio protagonista e caratterizzati da una buona dose di lentezza e di ripetitività, fattori che hanno su di me un effetto piacevolmente rilassante.

"La ragazza del Kyushu" - il più ripetitivo fra i quattro romanzi (penso che molti, a cominciare da mia sorella, lo troverebbero esasperante) - è un qualcosa di diverso: non ci sono investigatori professionisti, il lavoro svolto da quelli che si sono occupati dell'omicidio dell'usuraia lo scopriamo mentre Ōtsuka legge gli atti e fa le sue considerazioni, ma la storia centrale è un'altra, quella che Adelphi nella sinossi definisce una "vendetta esemplare" e che rappresenta il motivo per cui questo libro non mi è piaciuto per niente: per quelli che sono i miei principi, non c'è nulla da ammirare nell'epilogo della vicenda.
Datazione del libro e diversità di cultura non bastano per considerare accettabile una conclusione simile.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di giugno: un libro ambientato in Asia

domenica 1 ottobre 2023

Reading Challenge: le tracce di ottobre

      


TRACCE DA COLLEGARE


A - uno o più libri in cui ci sono un morto o un fantasma
B - uno o più libri di genere horror o gotico
C - uno o più libri in cui c'è una mappa (della casa o dell'ambientazione)


Tracce annuali:

06. Disney World: cinque libri, uno per ogni categoria (26 punti)
  • Grimilde: un libro in cui muore qualcuno
    Dio di illusioni, Donna Tartt
  • Stregatto: un libro in cui è presente un enigma, un puzzle o un labirinto
    Enigmi e misteri della storia, Massimo Polidoro
  • Flounder: un libro con dell'acqua in copertina
    L'ultimo traghetto, Domingo Villar
  • Mushu: un libro ambientato in Asia
    La ragazza del Kyushu, Seicho Matsumoto
  • Rapunzel: un libro con più di 400 pagine
    La notte, il sonno, la morte e le stelle, Joyce Carol Oates

07. Torniamo a scuola: cinque libri, uno per ogni materia (14 punti)
  • italiano: un libro di un autore italiano
    Il trattamento del silenzio, Gian Andrea Cerone
  • lingue: un libro con il titolo scritto interamente in una lingua straniera
    My Coney Island Baby, Billy O'Callaghan
  • storia: un romanzo o saggio storico o una biografia di un personaggio storico
    La mala vita, Maria Serena Mazzi
  • geografia: un libro che nel titolo abbia il nome di un paese, città, stato o continente oppure un elemento fisico naturale
    Amsterdam, Ian McEwan
  • matematica: un libro che nel titolo abbia almeno un numero, ordinale o cardinale
    Primo, Maria Masella

08. Nomi, cose, città: cinque libri, nel titolo, in copertina o nel testo devono comparire (e devono iniziare con la O di Ordine) (17 punti + 1 punto foto)
  • un nome (Ottaviano)
    Tabula Rasa, Danila Comastri Montanari
  • un oggetto (orecchini)
    La centenaria con la pistola, Benoit Philippon
  • una città (Oslo)
    Chi ha paura del lupo? Karin Fossum
  • un animale (orso)
    Le verità sepolte, Angela Marsons
  • un alimento (olio d'oliva)
    La famiglia prima di tutto, Sophie Kinsella

I miei punti di ottobre = 58



      TRACCE STAGIONALI

Autunno:
  • un libro in cui c'è un Babbo Natale
  • un libro in cui nevica
  • un libro con la parola "autunno" nel testo
  • un libro dove si festeggia Halloween


TRACCE ANNUALI


09. Cinque libri di autori dello stesso sesso






10. Social Network: cinque libri, uno per categoria:
  • Facebook: un libro ambientato in una scuola/università/college
  • Twitter: un libro con non più di 280 pagine
  • Instagram: un libro con una foto in copertina
  • Tik Tok: un libro pubblicato dal 2016 in poi
  • YouTube: un libro con una canzone citata nel testo

mercoledì 27 settembre 2023

"Amsterdam", Ian McEwan

 

Londra, febbraio di un anno non precisato alla fine del secolo scorso. Una donna è morta, stroncata da una malattia degenerativa che l'ha resa incapace di intendere e di volere.

"Non avrebbe voluto finire così"

Questo è il pensiero che attraversa la mente di chi ha sfidato gli undici gradi sotto allo zero di quella gelida mattinata londinese per porgere l'ultimo saluto a Molly Lane. Attorno alla bara, oltre al marito George, si contanto almeno tre ex amanti: Clive Linley, compositore; Vernon Halliday, direttore di "Judge"; John Julian Garmony, ministro degli Esteri e possibile futuro Primo Ministro.
Due dei tre sono legati da una profonda amicizia decennale, il terzo è il nemico: chi fra loro si fronteggerà ad Amsterdam? E chi sarà il vincitore? Ma ci sarà un vincitore?

Il settimo romanzo scritto da McEwan, per me il sesto che leggo: pubblicato nel 1998, gli valse la vittoria (non condivisa da molti)
 del Man Booker Prize di quell'anno. A distanza di un quarto di secolo e con l'aggiunta di dieci altri titoli successivi, viene ancora considerato come il suo lavoro meno riuscito: per potermi dire d'accordo o meno devo aspettare di leggere tutto quello che ha scritto, ma nel frattempo mi sento di dire che se questo libro è in fondo alla classifica allora McEwan merita di essere considerato il grande scrittore che è.

Perché scrive magnificamente ed è un vero piacere leggerlo, a prescindere da quello che racconta: così, se leggere "Amsterdam" mi è indubbiamente piaciuto, non posso dire che mi sia piaciuto quello che ho letto, per lo meno non tutto.

Un controsenso? No.

Ho amato il modo in cui ha costruito la storia, riuscendo in 181 pagine a raccontare tantissime cose; il modo in cui ha delineato la psicologia dei personaggi; il modo in cui, con pochi cenni, è riuscito a dare l'idea del contesto sociale; naturalmente lo stile, conciso, lineare, diretto; l'incipit con il funerale dell'unico personaggio femminile (in teoria ce n'è un altro, che muove un ingranaggio fondamentale nella storia, ma su di lei mi sarebbe piaciuto leggere un libro a parte: quali sono i reali pensieri della moglie del politico?).

E poi c'è il finale, tragicomico e per questo apprezzabile, perché inaspettato. Ma che non mi sento di condividere perché il tema portante del romanzo, l'eutanasia, non merita una conclusione grottesca come quella partorita da McEwan.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di luglio: geografia

domenica 24 settembre 2023

"Nascondi il tuo segreto", Julie Corbin

 

Vicinanze di Saint Andrews (Scozia Orientale), giugno 2008. Grace ha 40 anni e una vita all'apparenza perfetta: un matrimonio solido, due figlie gemelle problematiche come tutti gli adolescenti, ma adorabili, un cane fedele e affettuoso, una bella casa, un lavoro creativo e un grandissimo amico, Euan, a cui è legata fin dall'infanzia. Ma Grace da ventiquattro anni vive con lo schiacciante rimorso di aver provocato la morte di una bambina.
Solo due persone conoscono il suo segreto: Euan e Orla, l'amica del cuore della sua adolescenza.
La sera del 15 giugno 1994 era stata Orla a convincerla a non dire alla polizia cosa fosse successo, ma adesso che è tornata a vivere in Scozia pretende che Grace racconti la verità al marito, altrimenti lo farà lei.
E Grace sa che il suo matrimonio non sopravvivrà a tutti quegli anni di bugie. Perché Paul non è un uomo qualunque...

Julie Corbin è un'a
utrice scozzese con cui condivido le quattro lettere iniziali del cognome e che ha all'attivo otto thriller, ma questo è il solo ad essere stato tradotto in italiano ed essendo passati più di dieci anni dubito che verrà ripresa in considerazione.
Non ne farò un dramma.

Probabilmente se lo avessi letto quando è stato pubblicato, nel 2012, sarei stata più vicina alle ottime recensioni che il libro ha raccolto sia su Amazon che su IBS: all'epoca i thriller psicologici erano ancora una novità, ma gli oltre dieci anni di letture simili - con personaggi esteriormente invidiabili che, però, nascondono eventi passati più o meno tragici - tolgono a questo romanzo la sensazione di star leggendo qualcosa di diverso.

Anche la Corbin (oltre ad attentare al palato di noi italiani con un'atroce ricetta di spaghetti al ragù fatti con olive e mozzarella, ad abbassare il livello della narrazione con frasi stucchevoli come "Lui odora di vento e di mare, ma soprattutto di se stesso" e a fare della sua protagonista un pessimo personaggio a causa della facilità con cui si autoassolve) sembra essersi impegnata per rovinare l'effetto sorpresa: il segreto del titolo viene svelato fin dal principio, così come si scopre in fretta cosa rende particolare Paul, il marito di Grace.
Da lì in poi le parti più interessanti sono quelle alla fine di ogni capitolo, dove di volta in volta viene rivelato qualcosa di quanto accaduto in passato, mentre quelle iniziali - ben più corpose e che raccontano il presente - diventano presto ripetitive fino al colpo di scena finale, che sarebbe notevole se solo non fosse intuibile con largo anticipo.

Reading Challenge 2023, traccia stagionale, estate: un libro nella cui sinossi ci sia la parola "costa"

venerdì 22 settembre 2023

"Il trattamento del silenzio", Gian Andrea Cerone

 

Corneliano Bertario (Milano), novembre 2020. E' una mattinata grigia e piovosa quando Mariano Raboni arriva a villa Bessa Terzaghi, dove lavora come custode da ventitré anni. Un vetro infranto gli fa capire che è meglio entrare con circospezione, ma quando arriva alla biblioteca scopre che non si è trattato di un semplice furto: Niccolò Bessa Terzaghi giace inchiodato agli scaffali della libreria, con il volto che sembra essere stato masticato e con un cratere al centro del petto.
Un "bubbone": è così che il commissario Mandelli chiama quei casi che fin dall'inizio fanno intuire il carico di lavoro che comporteranno. Carico che questa volta finirà sulle spalle dell'ispettor Casalegno perché Mandelli si è preso sei mesi di congedo per tornare all'università a studiare la sua amata storia.

Sei mesi fa avevo letto il primo romanzo di Cerone ("Le notti senza sonno"), autore savonese, ma milanesissimo d'adozione. E grosso modo è trascorso lo stesso intervallo di tempo anche nella finzione, fra il caso Panizza del libro precedente - che si sviluppava nell'arco di otto giorni del febbraio 2020 -  e i fatti di sangue raccontati in questo, che abbracciano una settimana scarsa del novembre dello stesso anno.

E' stato un piacere ritrovare il commissario Mario Mandelli (che ovviamente si stancherà presto del nuovo ruolo di studente fuori corso di una trentina d'anni buoni) e gli altri elementi della squadra, ma soprattutto la scrittura incalzante di Cerone: un altro tomo (592 pagine) scorrevole, coinvolgente e che dispiace mettere da parte quando la vita chiama per altre incombenze (raramente piacevoli come leggere).

Anche questo secondo giallo è caratterizzato dall'esagerazione: tre storie criminali di diversa natura si intrecciano, se realmente o solo in apparenza lo si scopre leggendo e Cerone è bravissimo a creare i collegamenti necessari non ricorrendo a odiose coincidenze, ma costruendo situazioni credibili. Però, a libro finito e con una visione chiara dei vari sviluppi e delle loro conseguenze, mi sono trovata a pensare che avrei preferito leggere tre romanzi diversi, ognuno con la sua vicenda gialla, anziché questo concentrato saturo di eventi.

Ma evidentemente i mappazzoni letterari piacciono all'autore e hanno il pregio di creare uno stile riconoscibile e a suo modo originale.

Reading Challenge 2023, traccia annuale di luglio: italiano