mercoledì 10 gennaio 2018

"Io uccido"


Giorgio Faletti era nato il 25 novembre, come me, e mi piaceva parecchio come uomo, mentre come comico lo trovavo tremendamente imbarazzante e questo è stato il motivo per cui, pur amando i thriller e sentendo sempre parlare bene di questo, mi sono decisa a leggerlo soltanto adesso.
Pensavo che l'entusiasmo di tanti derivasse dal non aspettarsi un libro decente da un ex cabarettista di Drive In, cioè il motivo per cui ero io a temere di perdere del tempo dietro a chi aveva creato anche personaggi come Carlino e Vito Catozzo!

Mi sono dovuta ricredere: o meglio, penso sempre che parte del successo avuto da "Io uccido" vada attribuito alla sorpresa e che se lo avesse scritto un giallista di professione nessuno avrebbe parlato di capolavoro, ma è comunque un gran bel thriller.

Siamo nel Principato di Monaco, una delle nazioni con il più basso tasso di criminalità. C'è un serial killer che annuncia i suoi omicidi telefonando in diretta a una trasmissione serale di Radio Montecarlo. Uccide  in svariati modi e dopo fa qualcosa di raccapricciante alle sue vittime.
E c'è l'agente speciale dell'FBI Frank Ottobre, il vero protagonista della storia, che per una serie di circostanze si trova proprio a Montecarlo ed è amico del commissario che si occupa delle indagini.

682 pagine, non solo di caccia all'uomo. Non sono solo tante, ma sono anche troppe: troppi elementi, quasi due storie in una che Faletti è riuscito a far stare insieme grazie ad alcune coincidenze, una in particolare piuttosto clamorosa e, come ho già avuto occasione di dire, io non amo e non credo alle coincidenze...

Per questo a tratti mi ha dato l'impressione di sfociare nell'americanata; inoltre, soprattutto nella prima metà, è zeppo di frasi ad effetto, forse uno sfoggio di padronanza della lingua da opera prima, ma l'ho trovato irritante. 

Al di là di questi fattori, mi è piaciuto e non poco: la storia è bella, da grande appassionata dei vari Criminal Minds, CSI, ecc, le vicende dei serial killer mi prendono sempre, questa ha dei begli incastri e Faletti pagina dopo pagina recupera tutti i fili sospesi facendo quadrare tutto.

Per due motivi mi è dispiaciuto non averlo letto prima.
Innanzi tutto perchè i 16 anni passati da quando è stato scritto lo hanno reso "superato" dal punto di vista tecnologico: fra sistemi di intercettazione, droni, ecc, ecc, quello che nel 2002 era all'avanguardia adesso è medioevo.
E poi perchè la mia ignoranza in materia non mi ha permesso di apprezzare quella che è l'altra grande protagonista: la musica! Non conosco neppure un brano fra i tanti citati e soltanto un paio di artisti, ma giusto solo di nome!

Infine mi ha lasciato un po' perplessa l'epilogo, ma non posso dire cosa e perchè altrimenti farei spoiler...

Reading Challenge 2018: questo testo risponde al requisito "un libro con più di 600 pagine" (numero 10 degli indizi difficili).


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