venerdì 22 marzo 2024

"Ogni tuo passo", Alice Feeney

 

Londra, 2017. Fingere e scappare sono le due cose che sa fare meglio: è questo che Aimee Sinclair pensa di se stessa. E della capacità di impersonare ruoli diversi ne ha fatto la sua professione: ha 36 anni e da diciotto recita. Una lunga gavetta fatta di piccoli ruoli, ma adesso sta girando un film per il grande schermo, "A volte uccido", ed è la protagonista. Nessuno sa quanto sia adatto a lei quel titolo...
Però non ha nulla a che fare con la scomparsa di suo marito Ben: è vero che la sera prima hanno litigato e lei ha lasciato il ristorante dopo avergli dato uno schiaffo, ma quando al mattino si è svegliata nella loro casa di Notting Hill lui non c'era e lei davvero non sa dove sia finito, com'è sicura di non essere stata lei a chiudere il loro conto corrente dopo averlo svuotato, né è stata lei a fare il pieno all'auto. La donna che è stata ripresa dalle telecamere della banca e del distributore le assomiglia, ma non è lei. E, no, è sicura di non essere di nuovo vittima di un'amnesia selettiva come le era successo da bambina. Lo sa perché trent'anni prima aveva solo finto di non ricordare, ma questo all'ispettrice Alex Croft non può proprio dirlo.

Scritto nel 2019, titolo originale "I know who you are" (ben più calzante rispetto alla traduzione italiana), è il secondo romanzo pubblicato dall'inglese Alice Feeney.
Due anni fa avevo letto il primo, "Ogni piccola bugia", che avevo definito uno dei migliori thriller letti negli ultimi anni, cosa che non posso dire anche di questo.

Non è una stroncatura, anzi, la sufficienza c'è tutta e anche qualcosa di più, ma è inevitabile fare un confronto fra i due e la storia raccontata in "Ogni piccola bugia" è migliore: nella trama, nella costruzione, nei personaggi.

Quello che la Feeney ha (purtroppo) mantenuto e addirittura incrementato è l'abuso di frasi a effetto, soprattutto nella prima metà del libro, dove quasi ogni paragrafo si chiude con affermazioni come "Ormai abbiamo sempre gli occhi incollati agli schermi e non guardiamo più le stelle" o "Anche le tende sono nere e nascondono il mondo che c’è fuori, che a sua volta non vede noi"!

Anche in questo romanzo la voce narrante è quella della protagonista e di nuovo i capitoli si alternano fra il presente (Londra) e un passato (Galway, Irlanda) risalente a trent'anni prima (1987 vs 2017).
Una protagonista assoluta che è forse il punto debole del libro, con una timidezza e un'insicurezza che mal si associano a una persona che vive sotto alle luci dei riflettori.

Anche la tempistica difetta. Quando Aimee si racconta lo fa come se avesse alle spalle molti anni di matrimonio: 
"Avrei dovuto lasciarlo tanto tempo fa" oppure "Ripenso a Ben. Sapeva quanto adorassi le scarpe e me ne comprava un paio di marca a ogni compleanno e a ogni Natale".
Ma, insomma, si sono conosciuti e sposati meno di due anni prima, non è che lui abbia fatto in tempo a riempirle la scarpiera, eh...

Il libro avrebbe meritato maggiore attenzione nella rifinitura, ma ha il pregio di essere incalzante (grazie anche ai capitoli brevi) e di chiudersi con un gran bell'epilogo (da non confondersi con il finale, macchiettistico).

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