lunedì 28 settembre 2026

"Le cure della casa", Stefania Bertola

 

Torino, 2019. Lilli ha 48 anni, un matrimonio che dura da 23, una figlia di 21 e tanto tempo libero. Dopo aver perso l'impiego di addetta al personale quando la ditta tessile per cui lavorava era stata ceduta a un coreano, aveva investito la liquidazione in un negozio di borse aperto con la sua amica Cecilia, ma dopo poco più di un anno avevano dovuto accettare lo scarso entusiasmo delle torinesi verso le borsette fatte di zip che producevano, abbassando per sempre la saracinesca. Nel frattempo era stata Daniela, la sua donna delle pulizie, a trovare un posto fisso, coronando il sogno di diventare portinaia in uno stabile della zona.
Ma non è stato per risparmiare quei trecento euro mensili se Lilli ha deciso di non cercare un altro aiuto dedicandosi a tempo pieno al mestiere di casalinga: sa di essere portata per le pulizie e il suo progetto diventa quello di far risplendere la sua casa come quella della signora Pontini, la mamma della sua amica del cuore alle elementari!
E chissà che fine ha fatto Noemi... Approdate alle medie in classi diverse si erano gradatamente, e poi definitivamente, perse di vista. La voglia di rivedere l'amichetta di un tempo esplode, ma la ricerca risulterà ben più difficile dell'imparare a tenere in ordine la dispensa.

Dopo la delusione del mese scorso con "Via delle Magnolie 11" (dal quale qui viene ripescato un personaggio marginale, Lisa, la detective privata di Rivabella, così come rispunta Il palazzo degli sposi, vale a dire il negozio di abiti da cerimonia di "Divino amore": quanto mi piacciono questi camei ♥), ho voluto tornare subito sulla Bertola, per la prima volta in versione audiolibro, cosa che mi ha fatto scoprire di aver sempre sbagliato a pronunciare il suo cognome.

Qui ho ritrovato l'umorismo che la caratterizza, che amo e che - oltre ad avermi salvata dal senso di oppressione che mi trasmetteva
 "Oh my darling, Clementine" - ha risvegliato tantissimi ricordi proprio dei tempi delle elementari e delle mie amichette di allora. Quella del cuore, mia omonima, aveva una mamma giovane e un po' hippy che - al pari della mia - non aveva la fissazione per la casa e a noi bambine dava libertà assoluta. Dall'altra Loredana c'era addirittura un'intera stanza dei giochi, dove potevamo fare di tutto, anche scrivere sui muri, mentre il mio bonus era la compagnia della Titta, mia amata (e pazientissima) cagnetta. Ma poi c'era una terza amichetta e essere ospitate da lei non era altrettanto divertente: obbligo di pattine, tè a merenda servito in tazze di porcellana con cucchiaini d'argento, silenzio monacale e altro, in perfetto stile signora Pontini ^^

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