giovedì 24 settembre 2026

"Radici bionde", Bernardine Evaristo

 

Costa dei Cavoli (nord-est dell'Inghilterra), epoca a.S. (avanti Schiavitù). Gli Scagglethorpe sono coltivatori di cavoli a servizio del signore locale, Lord Percival Montague. Sono servi della gleba. Abitano nella Capanna del Melo, un nome romantico per una catapecchia brulicante di insetti e parassiti. Jack il padre, Eliza la madre, Madge, Sharon, Alice e Doris le figlie, Rory il cane. E' primavera quando Doris, 11 anni, viene portata via dal bosco dove si era nascosta giocando a nascondino con le sorelle. La prendono e la caricano su un'imbarcazione che, dopo una navigazione infinita, dal Continente Grigio, l'Europia, approda nel Continente del Sole, l'Aphrika. Li viene ispezionata senza nessun riguardo, quindi venduta e infine marchiata con le iniziali della sua padrona, Panyin Ige Ghika, che l'ha comprata come giocattolo di compagnia per sua figlia Miracoletta, coetanea di Doris. Che però non è più Doris, ma Omorenomwara, il nuovo nome che hanno scelto per lei.
E' diventata una dei milioni di bianki strappati alle loro famiglie e alle loro terre di origine per diventare schiavi dei nehri, che su di loro hanno diritto di vita o di morte.

Perché quello che Bernardine Evaristo - autrice londinese (1959) di origini nigeriane - si è inventata nel 2008 per il suo quarto romanzo (al momento solo questo e i due successivi sono stati tradotti in italiano) è un mondo dove le cose funzionano alla rovescia rispetto al nostro reale passato.


La mia terza esperienza con un ucronico dopo "Complotto contro l'America" di Roth e "La svastica sul sole" di Dick, tre ottime esperienze di lettura (con Roth inarrivabile nella mia personale classifica di gradimento) per un genere da cui mi ero tenuta alla larga per tutta la vita e che, invece, a quanto pare, mi è molto congeniale.

La Evaristo non solo ribalta geograficamente la Terra, ma sovverte la storia: i dominatori del mondo sono i neri (nehri) con il loro Impero di Grande Ambossa, mentre i bianchi (bianki), che popolano l'Europia, dove vige un sistema feudale, sono profondamente arretrati e sottosviluppati.

"Il Caucaside è incapace di provare emozioni profonde perché, nel suo stato di Neo-Primate, è solo di poco superiore al regno animale"

A non cambiare sono la cattiveria, l'egoismo, l'avidità degli esseri umani: chi ha potere tratta i sottomessi con la stessa atrocità di chi lo ha davvero avuto in epoca feudale e coloniale; il commercio degli schiavi descritto è quello del Settecento e dell'Ottocento; le atrocità commesse sono le stesse.

Impiccagioni, decapitazioni, roghi, mutilazioni e torture di vario genere che la Evaristo descrive senza edulcorare nulla. E fa bene, perché chiunque consideri discriminante un colore della pelle diverso dal proprio dovrebbe ragionare su una possibile inversione di ruoli.

"Nell’insediamento, il passatempo pomeridiano del sabato erano gli Omicidi in Piazza. Il giorno dopo andavano al tempio a adorare la divinità che gli diceva di non commettere nessuno di quegli atti nefandi."

Un libro che arricchisce, fa riflettere, tocca nel profondo e riesce anche a far divertire grazie a una protagonista eccezionale.

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