sabato 24 novembre 2018

"L'estate selvaggia dei tuoi occhi", Ana Teresa Pereira



"La rivisitazione di un classico" era uno degli indizi della Reading Challenge che al momento dell'iscrizione - ben sapendo che non avrei letto 112 libri durante l'anno - avevo escluso a priori, finchè ad agosto, cercando un libro che avesse una stagione nel titolo, mi sono imbattuta in questo scoprendo che è la rivisitazione di "Rebecca", di Daphne du Maurier, un giallo classico diventato celebre anche grazie al film di Hitchcock.

Ho letto il libro quasi trent'anni fa e ne sono passati poco meno di venti da quando ho visto il film, ma di entrambi conservo un ricordo molto bello. 

La storia è arcinota: dopo la luna di miele, la seconda signora de Winter arriva a Manderley, imponente castello della Cornovaglia di proprietà dell'aristocratica famiglia del marito Maxim. Giovane e insicura, viene subito messa a confronto con  Rebecca, la prima moglie, morta appena un anno prima e incessantemente evocata dalla governante della magione e da ogni angolo della stessa tenuta.

Il giallo ruota attorno alle cause della morte di Rebecca, ma la tensione che ricordo di aver provato sia leggendo il libro che guardando il film derivava dall'ambientazione cupa e claustrofobica.

Ana Teresa Pereira, scrittrice portoghese classe 1958, ci racconta la storia attraverso il fantasma di Rebecca, che non ha mai abbandonato Manderley ed è lì quando Maxim ritorna con la nuova moglie di cui, come nel romanzo originale, non viene mai svelato il nome.

Nonostante il protagonista sia un fantasma, non è una storia di fantasmi. L'atmosfera gotica di "Rebecca" e del film nella rivisitazione scompare quasi del tutto, anche grazie (o a causa) dell'enorme spazio che viene dato all'aspetto botanico della tenuta: se lo avessi letto sul Kindle (ma non esiste la versione digitale), avrei senz'altro usato la funzione di ricerca per vedere quante volte vengono citate le rose, i lillà e i rododendri. Sicuramente troppe! 

Tolto questo piccolo fastidio, è stata una bella lettura: è ben scritto e lo stile è ovviamente più attuale, meno pesante, rispetto a quello della du Maurier.
Nella maggior parte dei capitoli è Rebecca a raccontare in prima persona il suo presente e il suo passato, mentre alcuni sono narrati da una "voce" estranea alla vicenda, quindi in terza persona. Ho trovato l'uso di Rebecca davvero originale, soprattutto perchè solo procedendo con la lettura si capisce se lei è consapevole o meno di essere morta.

Aggiungo che solo adesso mi sono resa conto di quanto "Il bambino bugiardo" di S.K. Tremayne, che ho letto a giugno, riprenda molto la trama di "Rebecca", non so quanto dichiaratamente...

Reading Challenge 2017: questo testo risponde al requisito "la rivisitazione di un classico" (numero 32 indizi difficili)