lunedì 25 maggio 2026

"Senza dirsi addio", Linwood Barclay

 

Milford (cittadina di fantasia del Connecticut), 12 maggio 1983. Il risveglio di Cynthia Bigge, 14 anni, è quello di una ragazzina che la sera prima ha bevuto decisamente troppo e che, per questo e per il mancato rientro all'ora stabilita, ha litigato furiosamente con i genitori. Teme la ripresa non appena metterà piede in cucina, invece la casa è insolitamente vuota e silenziosa. Sa che la questione è solo rimandata, ma per il momento si gode la sua fortuna. Certo si accorge che i letti dei genitori e di suo fratello Todd sono già stati rifatti, come se non ci avessero dormito, e che la cucina non mostra i segni della colazione, ma è solo quando a scuola le chiedono come mai suo fratello non si è presentato che il sospetto che qualcosa non torni le piomba addosso. Esce da scuola senza permesso e si precipita a casa, sperando di trovare almeno uno dei tre familiari: invece non li rivedrà mai più, sono misteriosamente scomparsi durante la notte.
Venticinque anni dopo Cynthia, alla soglia dei 40 anni, accetta di partecipare a "Deadline", trasmissione televisiva che si occupa di casi irrisolti, sperando che dopo tanti anni chi sa qualcosa si decida a parlare. E in effetti subito dopo iniziano a succedere cose strane che la portano a sperare che la sua famiglia di origine sia ancora in vita senza rendersi conto di aver messo in pericolo se stessa, suo marito e la loro bambina.

Linwood Barclay, nato in Connecticut nel 1955 e trasferito in Canada a cinque anni, è famoso per i suoi thriller (ma scrive anche romanzi umoristici). Al momento ha pubblicato quindici romanzi autoconclusivi e altrettanti appartenenti a quattro serie diverse.

Questo, scritto nel 2007, è il primo di una dilogia di cui il secondo ("No safe house") non è stato tradotto, genere di scelta editoriale di cui, come sempre, non mi capacito, ma che questa volta riesco a tollerare meglio rispetto alla recente esperienza con Alafair Burke.

In questo caso, per lo meno, hanno tradotto il primo che è a tutti gli effetti una storia autoconclusiva. Nulla viene lasciato in sospeso e traducendo la sinossi del secondo mi viene da pensare che Barclay l'abbia scritto per sfruttare il grande successo di "Senza dirsi addio": scritto a sette anni di distanza, lo stesso intervallo di tempo che trascorre anche per i personaggi, mette al centro della storia la figlia di Cynthia diventata una ragazzina di 15 anni con frequentazioni poco raccomandabili, esattamente come sua madre da adolescente.

Ma se non mi dispiace non poter leggere il seguito è soprattutto perché questa prima parte non è stata all'altezza delle aspettative che avevo: dopo un inizio promettente la storia diventa ripetitiva e noiosa, al pari dei personaggi, con la spiegazione resa intuibile troppo presto a causa di alcuni brevi capitoli che si alternano con quelli in cui Terry Archer, il marito di Cynthia, è la voce narrante, per arrivare poi a un finale poco credibile.

Un aspetto particolare, ma in negativo, è come il libro sembri vecchio, nonostante pubblicazione e ambientazione risalgano a meno di vent'anni fa. Colpa dello stile, così educato e pacato da risultare lezioso, caratteristica che si trasmette anche agli accadimenti.

Ho altri libri di Barclay e non mi è passata la voglia di leggerli, probabilmente con il netto ridimensionamento delle aspettative mi piaceranno più di questo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: L