
"Il posto più pacifico del mondo all'improvviso si trasforma in un pericoloso centro del crimine"
Siglufjörður, fine settembre 2013. E' notte, piove e fa freddo quando Herjólfur, il nuovo ispettore capo della polizia della cittadina, va a controllare una casa disabitata che si trova ai margini della città, non lontana dall’ingresso del tunnel di Strákagöngur. La denuncia è arrivata tramite una telefonata anonima. Quando scende dall'auto gli sembra di vedere una luce all'interno della casa. Vibra pesanti colpi alla porta e poi tutto avviene in un attimo: la porta che si spalanca, il fascio di una torcia che gli viene puntata sugli occhi, gli spari che lo colpiscono. Morirà qualche giorno dopo senza aver mai ripreso conoscenza.
Per Ari Þór Arason non è il primo caso di omicidio da risolvere, ma è di sicuro il più impegnativo perché in Islanda nessuno spara ai poliziotti, nessuno li uccide, meno che mai lì al Nord, la parte più tranquilla di quella pacifica nazione.
"Che abitiamo in un paese senza armi, che qui non esiste violenza, è solo un mito, niente di più. La realtà è un'altra, ne abbiamo anche troppe, di armi."
E' quello che gli fa notare Tómas, il suo vecchio superiore, tornato da Reykjavík per aiutarlo con quel caso contorto che con il procedere delle indagini sembra riguardare una faccenda di droga dove potrebbero essere implicati anche industriali e politici locali.
Scritto nel 2014, "Notturno islandese" è la quinta puntata della serie Misteri d'Islanda che ha per protagonista il giovane Ari Þór Arason, qui arrivato ai 29 anni e padre di un bambino di dieci mesi.
Le 240 pagine si dividono in quaranta brevi capitoli, più epilogo, e molti si chiudono con un salto temporale che porta all'estate del 1982 di cui solo alla fine si capirà il senso.
Una storia che si sviluppa e scorre velocemente, come nei gialli precedenti, dove a stonare è l'eccesso: droga, corruzione, politica, violenza sulle donne. Troppi temi che in un romanzo così breve finiscono per essere trattati con troppa superficialità.
Protagonista assoluto il clima. Una latitudine dove, nonostante sia soltanto settembre, l'estate è già un ricordo lontano e dove, con l'avanzare delle settimane, le persone si preparano all'arrivo del 15 novembre, quando il sole sparirà dietro alle montagne tornando a farsi vedere più di due mesi dopo, il 28 gennaio.
Quel buio artico descritto dal nonno dell'autore, suo omonimo e anch'egli scrittore, di cui Jonasson riporta un bel passaggio nei ringraziamenti finali.
Le 240 pagine si dividono in quaranta brevi capitoli, più epilogo, e molti si chiudono con un salto temporale che porta all'estate del 1982 di cui solo alla fine si capirà il senso.
Una storia che si sviluppa e scorre velocemente, come nei gialli precedenti, dove a stonare è l'eccesso: droga, corruzione, politica, violenza sulle donne. Troppi temi che in un romanzo così breve finiscono per essere trattati con troppa superficialità.
Protagonista assoluto il clima. Una latitudine dove, nonostante sia soltanto settembre, l'estate è già un ricordo lontano e dove, con l'avanzare delle settimane, le persone si preparano all'arrivo del 15 novembre, quando il sole sparirà dietro alle montagne tornando a farsi vedere più di due mesi dopo, il 28 gennaio.
Quel buio artico descritto dal nonno dell'autore, suo omonimo e anch'egli scrittore, di cui Jonasson riporta un bel passaggio nei ringraziamenti finali.
