sabato 24 luglio 2021

"Scomparsa", Chevy Stevens



Clayton Falls, isola di Vancouver (Canada), 4 agosto di un anno recente. Gli open house che si svolgono alla domenica attirano soprattutto persone in cerca di un passatempo, non seriamente interessate all'acquisto. Annie O'Sullivan, 32 anni, agente immobiliare, lo sa bene, per questo non si sorprende per non aver concluso nulla. Ma quando sta chiudendo la casa per andare dal fidanzato Luke che la aspetta per cena arriva un ritardatario, un uomo piacevole, che ha chiaramente soldi da spendere. Annie pensa che un ulteriore tour della casa non le porterà via molto tempo, senza sapere che invece le verrà rubato un intero anno della sua vita, una vita che comunque non sarà mai più quella di prima.

Avevo molte aspettative su questo romanzo - opera prima Chevy Stevens, pseudonimo della canadese Rene Unischewski - derivanti dal sapere che era stato eletto fra i dieci migliori thriller del 2010 dall'Associazione librai americani e dalla Kirkus Reviews. Considerata la quantità di thriller che gli anglofoni sfornano ogni anno, ho dato per scontato che dovesse essere proprio eccezionale, cosa che invece non è.

L'asticella alta è solo parzialmente responsabile della delusione provata. Analizzando i vari aspetti riesco a trovare più difetti che pregi.

E' sicuramente un libro particolare, dove è la protagonista a raccontare la sua storia in prima persona, non a chi legge, ma a Nadine, l'anziana psicoterapeuta che comincia a seguirla alcuni mesi dopo la ritrovata libertà: ogni capitolo corrisponde a una seduta ed è un monologo di Annie alla terapeuta. Uno stratagemma narrativo che per me ha rappresentato una novità e di cui quindi ho apprezzato l'originalità.
 
Fin dal principio, e già dalla sinossi prima ancora di iniziare il libro, si sa che il rapimento di Annie avrà una fine e che ne uscirà viva. Una scelta ardita che sottrae all'autore moltissimi appigli per generare suspense e altrettanti possibili sviluppi della vicenda. Stabilendo subito l'inizio e quale sarà la fine bisogna essere molto bravi per riuscire a generare adrenalina e interesse in chi legge, cosa che alla Stevens è riuscita solo in parte, è carente l'introspezione psicologica della vittima e manca del tutto quella del sequestratore, fino ad arrivare a una risoluzione del rapimento troppo rapida per soddisfare chi è appassionato del genere.

Ed è qui, quando la narrazione si sposta sulle indagini di polizia e i conseguenti esiti, che il libro declina in maniera imbarazzante: non definisco la storia inverosimile perchè nella realtà non c'è mai limite al peggio, ma il passato (sia quello più recente che quello meno) viene ricostruito e spiegato davvero male, ci sarebbe stato bisogno di un po' più di logica, che non si può ottenere inventandosi semplicemente un personaggio svampito.

Ma a non piacermi è stata soprattutto la caratterizzazione della protagonista: la Stevens, volendo rappresentare il muro che questa donna innalza attorno a sè dopo la liberazione (quindi quando la conosciamo noi), la fa risultare così respingente da ostacolare quell'empatia che è giusto e normale provare per una persona sottoposta a un calvario del genere, ma qui si torna alla mancanza di introspezione dei personaggi ed Annie, soprattutto, non riesce a emozionare come dovrebbe, rendendo il libro meno profondo di quello che sembrerebbe leggendone la sinossi.

Degli altri sei romanzi (più un racconto) scritti in seguito dall'autrice, al momento soltanto due sono stati tradotti in italiano e vorrei leggere qualcos'altro di suo per cercare un'evoluzione, anche perchè mi rendo conto che se "Scomparsa" è entrato in quella prestigiosa graduatoria probabilmente sono stata io a non riuscire a cogliere qualcosa.


Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla terza traccia annuale, "sei libri, l'iniziale dei titoli deve formare la parola Austen"