lunedì 27 aprile 2026

"Jack", A.M. Homes

 

Periferia americana, 1989. Per Jack il padre era un idolo, uno specie di Superman. La sofferenza più grande della sua giovane vita l'ha provata il giorno in cui lo ha visto girare per casa riempiendo dei sacchi della spazzatura con le sue cose. Era un sabato e all'improvviso suo padre non viveva più con loro. La madre non gli permetteva nemmeno di vederlo, potevano sentirsi per telefono solo una volta alla settimana. Una separazione difficile e inaspettata, ma Jack era riuscito a superarla, a scuola erano in tanti ad averla sperimentata.
Il dramma vero per lui arriva nel presente, alla vigilia dei suoi 16 anni, quando il padre aspetta di essere in mezzo a un lago a bordo della barchetta presa a noleggio per rivelargli il vero motivo della fine del matrimonio: si è innamorato di un'altra persona e quella persona è Bob, l'amico con cui convive, che non è solo un amico, né tantomeno solo un coinquilino.
E Jack dice: "Mi viene da vomitare"

Titolo di esordio scritto nel 1989 da Amy Michael Homes, nata a Washington nel 1961, autrice di altri sei romanzi e di quattro raccolte di racconti.

Una piccola perla che ho pescato per caso al Libraccio di Savona un paio d'anni fa.

Un breve (228 pagine) romanzo di formazione privo di capitoli (ma con numerosi stacchi che ne fanno le veci), un monologo di Jack che racconta esperienze e stati d'animo di fronte a una realtà difficile, che sa di non poter evitare e che lo porterà a maturare in fretta. 

"Odiavo mio padre, ma gli volevo anche un gran bene, cosa che peggiorava la situazione."

Una profondità inaspettata per una penna così giovane (la Homes aveva soltanto diciannove anni quando ha scritto il libro), con un bel protagonista e dei bei personaggi di contorno, la descrizione di una quotidianità fatta di piccole gioie e grandi drammi che emoziona e diverte senza mai deprimere.

Tematiche importanti (al plurale perché anche la famiglia di Max, il migliore amico di Jack, dovrà fare i conti con una situazione veramente grave) trattate con attenzione, senza cadere in un'introspezione pesante che non sarebbe di nessun aiuto a un lettore adolescente alle prese con le stesse apprensioni sperimentate da Jack, con la voglia e la paura di crescere tipiche di quell'età.

"I miei sedici anni me li sentivo tutti. A volte me ne sentivo quaranta."

Un buon romanzo (per tutti) sulle discriminazioni, meriterebbe più fama.

"Tuo padre non è una cosa di cui vergognarsi."

Reading Challenge, traccia Famiglio di aprile: libri con il titolo di una sola parola