venerdì 5 aprile 2019

"Dieci piccoli indiani (...e poi non ne rimase nessuno)", Agatha Christie


Inghilterra. Due donne e otto uomini, estranei fra loro, con svariati stratagemmi vengono invitati dal misterioso U. N. Owen a soggiornare, o a prestare servizio, per una settimana nella moderna villa costruita sulla piccola Nigger Island, al largo della costa del Devon. All'arrivo l'unico a mancare all'appello è proprio il proprietario e presto ha inizio la moria degli ospiti...

Più per ignoranza che per casualità, sono arrivata a leggere questo classico del giallo senza nessun tipo di spoiler. Conoscevo solo quello che era ovvio dedurre da titolo e sottotitolo, dieci persone che sarebbero morte.
Di Agatha Christie in precedenza avevo letto soltanto, moltissimi anni fa, "Assassinio sul Nilo" e "Assassinio sull'Orient Express", di cui ho un ricordo piacevole, ma che evidentemente non mi avevano spinto a leggere altre sue opere.
 
Ed è lo stesso stato d'animo che  provo in questo momento. Il romanzo è oggettivamente privo di difetti: scrittura fluida e delicata, personaggi ben descritti e un giallo orchestrato magistralmente con un epilogo perfetto.
 
Però... Però non mi ha coinvolto più di tanto, non mi sono mai sentita invogliata a cercare di capire chi fosse l'assassino. Di base preferisco i thriller ai gialli, ma il mio scarso entusiasmo lo attribuisco soprattutto agli 80 anni del romanzo, non solo per il tipo di narrazione antiquata, sia nei dialoghi che nell'attribuizione dei ruoli uomo-donna, ma anche per la dinamica dei crimini e per i tentativi di investigazione in cui si cimentano via via i sopravvissuti. 
 
Ho apprezzato la lettura, ma non riesco proprio ad amare un giallo anacronistico.
 
Reading Challenge 2019: questo testo risponde alla Traccia di aprile "un libro con lo sfondo di un unico colore"