sabato 29 ottobre 2022

"Un fuoco che brucia lento", Paula Hawkins



Londra, domenica 11 marzo 2018. Il cadavere di Daniel Sutherland, 23 anni, viene ritrovato con numerose ferite da taglio all'addome e alla gola all'interno della sua casa galleggiante. A rinvenire il corpo è Miriam Lewis: abitando nell'imbarcazione ormeggiata accanto a quella della vittima, si era insospettita notando la porta spalancata ed era entrata facendo la tragica scoperta.
I sospetti ricadono su Laura Kilbride: la ragazza, già nota alle forze dell'ordine per aver piantato una forchetta sulla mano di un uomo durante un litigio, ammette di aver passato la notte con Daniel e di essersi azzuffata con lui al risveglio, ma sostiene la sua innocenza.
E poi c'è Carla, la zia di Daniel.
Miriam ha visto anche lei uscire come una furia dalla casa galleggiante della vittima, ma istintivamente pensa di dover proteggere Laura, mentre in Carla vede il mezzo per vendicarsi del torto subito da Theo Myerson, l'ex marito di Carla, quel miserabile che ha rubato la sua storia!

E la storia di questo thriller - il terzo scritto da Paula Hawkins - è molto bella. E altrettanto ingarbugliata. Una storia con donne protagoniste come nei suoi due precedenti thriller, "La ragazza del treno" - amato da molti e tanto criticato da altri; a me erano piaciuti molto sia il libro sia il film che ne hanno tratto - e "Dentro l'acqua", che ricordo con altrettanto piacere, pur avendo preferito il primo.

A caldo (ho finito la lettura poche ore fa) mi viene da dire che "Un fuoco che brucia dentro" sia il migliore dei tre, nonostante ci sia un certo eccesso di situazioni: le vite di Laura, Miriam e Carla sono state sconvolte dai tragici eventi che le hanno colpite in passato condizionando per sempre le loro esistenze e il loro modo di essere. Pur non conoscendosi veramente, circostanze precedenti alla morte di Daniel hanno creato una ragnatela di contatti fra loro, una tela che la Hawkins tende al massimo, forse un po' troppo.

Perché se durante la lettura non ho avuto problemi trovandola, anzi, piuttosto fluida, alla fine ho faticato un po' a ricostruire con chiarezza l'ordine cronologico di ciò che avviene a ridosso della morte di Daniel. Senza gli appunti che avevo preso non sarei riuscita a incastrare tutti i tasselli, che invece vanno a posto, ma forse la Hawkins avrebbe potuto eliminare qualche passaggio senza compromettere la bellezza del thriller, uno di quelli capaci anche di far commuovere.

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