“A che cosa serve un postino in un mondo in cui non si scrivono più lettere?”
Porvenir (Spagna), ottobre di un anno non precisato. Sara - prossima al giro di boa dei quarant'anni, separata e con tre figli - è la postina di questo piccolo paese montano di appena un migliaio di abitanti. Ancora per poco. Come racconta a Rosa, la sua vicina di casa, le hanno appena comunicato che a inizio anno verrà trasferita in città perché, in un mondo dove la gente comunica tramite WhatsApp e Telegram, di posta da consegnare non ce n'è quasi più, meno che mai in un posto così scarsamente abitato.
Le due non sono soltanto vicine di casa: la prima ha aiutato la madre della seconda durante il parto. Rosa conosce Sara dal suo primo istante di vita, le vuole bene come se fosse sua figlia e soffre alla sola idea di doversi separare da lei. Deve aiutarla e può farlo solo in un modo: scrivendo una lettera. Non una lettera qualunque, ma la prima di una catena dove chiederà alla destinataria di scrivere a un'altra donna del paese raccomandandole di domandarle di fare altrettanto e così via. In questo modo, se nessuna interromperà la catena, in città dovranno rendersi conto che Porvenir ha ancora tanto bisogno della sua postina.
Nel mondo reale una decina scarsa di lettere, spedite nell'arco di tre mesi, non fanno certo cambiare idea a un ente pubblico che ha deciso di chiudere un ufficio postale per manifesta inattività, ma nel 2015 attorno a questa idea Angeles Donate - nata a Barcellona nel 1971 - ha costruito questa bella favoletta.
Un romanzo quasi totalmente al femminile dove regnano i buoni sentimenti, non solo d'amore e di amicizia, ma anche di rapporti fra vicini, conoscenti e parenti vari. Quasi ogni personaggio scrive la propria lettera (una sola ciascuno) dove racconta di sé aprendosi come non sarebbe mai riuscito a fare parlando. Non tutti scrivono a persone che conoscono: c'è anche chi sceglie a caso dall'elenco telefonico facendosi ingannare da un nome unisex, chi scrive a qualcuno non sapendo se è ancora in vita, chi indirizza la propria lettera a una casa disabitata da anni...
"Vivo solo quando scrivo"
Ci sono tante citazioni, non solo quelle all'inizio di ogni capitolo, ma anche all'interno di essi. Tratte da poesie, canzoni, altri libri. Tutte molto belle.
Di solito non amo i romanzi di questo tipo e difatti non posso dire di essermi innamorata di questo. Una bontà così generalizzata ed estremizzata non esiste, ma la Donate è riuscita a evitare alla sua opera di essere sdolcinata e già solo per questo merita un plauso.
Addirittura mi sarebbe piaciuto poter leggere un seguito per ritrovare i vari personaggi, ma mi dovrò accontentare degli altri due romanzi dell'autrice tradotti in italiano.
Reading Challenge 2024, traccia vagabonda dicembre: Spagna

