Bermuda, notte di un anno non precisato. Elizabeth e Howard Griffin sono in mezzo all'oceano a bordo del gommone di salvataggio su cui sono saliti un attimo prima di veder affondare il loro yatch. Il cielo è sereno, il mare è calmo, la temperatura è mite. Hanno acqua, cibo e hanno azionato il radiotrasmettitore di emergenza. Devono solo aspettare che qualcuno capti il segnale dando il via ai soccorsi. All'improvviso avvertono un rumore, sembra un raspare di unghie contro il gommone. L'aria si impregna di uno sgradevole odore di ammoniaca. Sentono un grugnito. E un attimo dopo il gommone inizia a sobbalzare.
Howard si volta ed Elisabeth non è più a bordo.
Raramente il Book Crossing del mio quartiere mi dà soddisfazioni, ma quando a giugno ho trovato questo libro ero felice come una bambina davanti al suo giocattolo preferito. Ed ero proprio una bambina quando ho visto il film "Tentacoli", del quale ricordo benissimo la prima scena e poco altro.
Solo prima di iniziare a leggerlo mi sono accorta che Peter Benchley - autore newyorkese (1940 - 2006) che raggiunse la fama con "Lo squalo" nel 1974, con più di venti milioni di copie vendute grazie alla trasposizione cinematografia di Spielberg dell'anno successivo - ha scritto "Beast" nel 1991, mentre il film risale al 1977. Dal libro di Benchley è stata però tratta una miniserie televisiva di due puntate che ora vorrei riuscire a recuperare (invece il film mi aspetta già da tempo sul mio My Sky).
Immagino che Longanesi abbia scelto di dare all'edizione italiana del libro lo stesso titolo del film per sfruttarne il successo e non è stata una brutta decisione: "Bestia" non mi sarebbe piaciuto ed è così che Benchley chiama sempre l'Architeuthis dux nel suo libro.
Il calamaro gigante esiste e vive nelle profondità oceaniche (nel libro ne viene raddoppiata la dimensione arrivando a una lunghezza di trenta metri), indubbiamente nessuno vorrebbe trovarselo davanti, ma è soltanto un animale che vive nel suo habitat seguendo i suoi ritmi, i suoi impulsi, i suoi cicli.
Nel libro attacca barche e (mini) sommergibili uccidendo un bel po' di persone: fa esattamente quello che ci si aspetta da una storia di questo tipo e Benchley mi ha fatto provare più di un brividino di paura con le sue descrizioni (non è un caso se ho aspettato dicembre per leggerlo, quando mancano minimo cinque mesi al mio prossimo bagno in mare, perché su certe cose sono piuttosto suggestionabile), ma la sorpresa è stata trovarmi in mano un libro di denuncia.
Certo il libro non brilla per coerenza: il protagonista, William Somers Darling detto Whip, è un pescatore e la sua indignazione verso i colleghi che usano le trappole è miope e ignorante:
Questa è una bestialità: considerare divertente - o addirittura nobile - uccidere un animale, a prescindere dal modo in cui lo si fa. Ma ho comunque apprezzato come Benchley abbia messo in evidenza il male che abbiamo fatto, e facciamo, al mare e ai suoi legittimi abitanti.
Howard si volta ed Elisabeth non è più a bordo.
Raramente il Book Crossing del mio quartiere mi dà soddisfazioni, ma quando a giugno ho trovato questo libro ero felice come una bambina davanti al suo giocattolo preferito. Ed ero proprio una bambina quando ho visto il film "Tentacoli", del quale ricordo benissimo la prima scena e poco altro.
Solo prima di iniziare a leggerlo mi sono accorta che Peter Benchley - autore newyorkese (1940 - 2006) che raggiunse la fama con "Lo squalo" nel 1974, con più di venti milioni di copie vendute grazie alla trasposizione cinematografia di Spielberg dell'anno successivo - ha scritto "Beast" nel 1991, mentre il film risale al 1977. Dal libro di Benchley è stata però tratta una miniserie televisiva di due puntate che ora vorrei riuscire a recuperare (invece il film mi aspetta già da tempo sul mio My Sky).
Immagino che Longanesi abbia scelto di dare all'edizione italiana del libro lo stesso titolo del film per sfruttarne il successo e non è stata una brutta decisione: "Bestia" non mi sarebbe piaciuto ed è così che Benchley chiama sempre l'Architeuthis dux nel suo libro.
Il calamaro gigante esiste e vive nelle profondità oceaniche (nel libro ne viene raddoppiata la dimensione arrivando a una lunghezza di trenta metri), indubbiamente nessuno vorrebbe trovarselo davanti, ma è soltanto un animale che vive nel suo habitat seguendo i suoi ritmi, i suoi impulsi, i suoi cicli.
Nel libro attacca barche e (mini) sommergibili uccidendo un bel po' di persone: fa esattamente quello che ci si aspetta da una storia di questo tipo e Benchley mi ha fatto provare più di un brividino di paura con le sue descrizioni (non è un caso se ho aspettato dicembre per leggerlo, quando mancano minimo cinque mesi al mio prossimo bagno in mare, perché su certe cose sono piuttosto suggestionabile), ma la sorpresa è stata trovarmi in mano un libro di denuncia.
"I responsabili della morte dell'industria ittica di Bermuda erano i pescatori. Non solo quelli di Bermuda , ma l'intera genia. Persone che non si accontentavano di guadagnarsi la vita e volevano fare una strage, trattando l'oceano come una fossa da disseminare di bombe."
Certo il libro non brilla per coerenza: il protagonista, William Somers Darling detto Whip, è un pescatore e la sua indignazione verso i colleghi che usano le trappole è miope e ignorante:
"Pescare con le trappole non era pescare, era uccidere e tirare su, non era affatto divertente"
Questa è una bestialità: considerare divertente - o addirittura nobile - uccidere un animale, a prescindere dal modo in cui lo si fa. Ma ho comunque apprezzato come Benchley abbia messo in evidenza il male che abbiamo fatto, e facciamo, al mare e ai suoi legittimi abitanti.
Reading Challenge 2024, traccia annuale Come Quando Fuori Piove, come: un libro di cui va detto come è arrivato nelle nostre mani (trovato al BookCrossing del mio quartiere)

