martedì 28 aprile 2026

"Blonde", Joyce Carol Oates

 

Norma Jeane Mortenson Baker nasce (1° giugno 1926) e muore (4 agosto 1962) a Los Angeles.
Ed è sempre a Los Angeles che, nel 1946 negli studi della 20th Century Fox, il regista Ben Lyon suggerisce per lei il nome d'arte di Marilyn Monroe.

Solo l'infinita stima per la scrittura di Joyce Carol Oates poteva spingermi a leggere questo tomo infinito, 1320 pagine (il libro più lungo che abbia mai letto e probabilmente che mai leggerò), su un argomento per il quale il mio interesse è pari a zero.

Un chiaro esempio di come - quando a scrivere è uno Scrittore - la trama, che di norma incide tantissimo sulle mie scelte e sul mio gusto, possa diventare un semplice dettaglio.

Ho iniziato la lettura il 25 febbraio portandola a termine soltanto ieri sera. Ne ho letto non più di trenta pagine al giorno, a volte anche soltanto cinque o sei: spalmarlo era per me l'unico modo per affrontarlo ed è stato un ottimo esperimento che metterò in pratica con altri "mattoni".

Della Monroe non ho mai visto un film né un trailer, non ho mai letto un'intervista né un articolo che la riguardasse. Prima di leggere "Blonde" ne conoscevo l'aspetto dalle fotografie e sapevo che era morta suicida quando era ancora giovane.

Tante cose si sono dette sul suo conto, che era timida e audace, infantile e responsabile, perfezionista e inaffidabile, frigida e ninfomane, tutto e il contrario di tutto: non so quanto questa biografia romanzata sia fedele alle verità accertate che la riguardano, ma la Oates è riuscita a farmi provare dei sentimenti, un mix di passione e frustrazione.

E, inaspettatamente, tanta pena, per la Norma Jeane bambina e per la Marilyn suicida, o forse uccisa dai poteri forti. Nella mia ignoranza pensavo che l'unico contatto fra lei e Kennedy fosse la canzoncina cantata per il compleanno del Presidente. Non sapevo che avessero avuto una relazione e non avevo mai sentito parlare delle possibili implicazioni dei Kennedy con la morte dell'attrice.

Come non sapevo che venisse pagata poco dagli Studio (in riferimento a "
Gli uomini preferiscono le bionde": "Il film aveva fatto guadagnare allo Studio milioni di dollari, e avrebbe continuato a fargliene guadagnare, mentre a lei ne avevano dati sì e no ventimila"), che fosse finita nel mirino dell'HUAC, che avesse appoggiato la causa dei diritti civili.

La Oates ne ripercorre l'intera esistenza, da un certo punto in poi scandita da film e matrimoni.

Il libro è troppo lungo? Ovviamente sì, 1320 pagine sarebbero troppe per chiunque, a maggior ragione per raccontare la vita di una persona vissuta soltanto 36 anni, ma ci sono tutte le (ampie) digressioni tanto amate dall'autrice (e da me).

Che non fa sconti agli USA ("Gli Stati Uniti d'America sono uno stato fascista post-bellico e il Comitato Nazionale contro le Attività Antiamericane è la loro Gestapo."), che sottolinea le disuguaglianze di genere ("C’erano donne perfettamente in grado di pilotare aerei e che tuttavia non ne ottenevano il permesso. Donne che morivano sotto le armi e che tuttavia non avevano diritto al funerale con gli onori militari come per gli uomini.") e che non dimentica gli animali ("G
li animali sono umani! Non sanno parlare come noi, però comunicano, altroché se comunicano. Hanno emozioni come le nostre, dolore, speranza, paura, amore.").

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia