domenica 6 settembre 2020

"I fantasmi", César Aira

 
 
Buenos Aires, quartiere Flores, un 31 dicembre della seconda metà degli anni ‘80. Avrebbe dovuto essere la data della consegna delle chiavi a chi - un anno prima - ha acquistato un piano di quello che diventerà uno dei tanti lussuosi condomini della capitale, ma il caseggiato è ancora uno scheletro di cemento, cosa che non dispiace a nessuno. Non ai ricchi compratori (che potranno rimandare il saldo dell’immobile), non ai costruttori (che potranno aggiungere costi), non agli operai (che vedranno prolungato il periodo di lavoro), non al capocantiere cileno (che potrà continuare a vivere abusivamente all’interno del cantiere con la sua famiglia). E non agli irriverenti fantasmi che fluttuano attraverso pareti e soffitti in costruzione sghignazzando senza riguardo. 
 
Non è mai buon segno quando leggendo un libro mi trovo più volte a pensare: “Questo piacerebbe a Chiara”. Perchè riesco benissimo a immaginare la mia amica alle prese con una lettura così astrusa, un genere che proprio non si adatta al mio bisogno di coerenza e di linearità. 
 
E così, a quasi un anno di distanza dal mio primo approccio ad Aira (“Il mago”), adesso mi chiedo se riuscirò mai ad affrontarlo per la terza volta: non sono masochista, è solo che ho già preso “Come diventai monaca”, cioè il titolo che mi aveva fatto scoprire questo autore. 
 
Autore che è senza dubbio un grande “inventore di storie”, come viene definito nell’interessante nota dell’editore, e sono d’accordo anche con tutti gli altri aggettivi che gli vengono attribuiti: surrealista, dadaista, sperimentale, postmoderno, onirico, d’avanguardia… Caratteristiche da cui scappo sempre spaventata, come il leprotto citato in questo romanzo.
 
Ma non posso negare i miei limiti: sicura che - come per “Il mago”- il libro nascondesse un messaggio specifico, ho fatto una ricerca in rete trovando dotti riferimenti a un simbolismo che io proprio non ho colto e che vede l’immagine del cantiere come una proiezione della letteratura e, per estensione, l’autore come artigiano e i lettori come fantasmi. 
 
Io, al solito, avevo colto spunti di tutt’altro genere: la contrapposizione fra i ricchissimi compratori e i poverissimi muratori, fra argentini (inconsapevoli della profonda crisi economica che li colpirà dieci anni dopo) e immigrati cileni, senza però riuscire effettivamente a trovare un senso per questi irriverenti e buffi fantasmi che diventano via via sempre più determinanti portando a un finale che, se anche prevedibile, è teatralmente atroce.

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia annuale "sei libri ambientati in sei capitali diverse"