martedì 27 gennaio 2026

"Bestie", Dizz Tate

 

"Noi ci siamo rifiutate di mostrarci calorose. Non è dalla dolcezza che siamo nate ma dalla rabbia, e ce la sentivamo nelle ossa."

Falls Landing (Florida). Hazel, Britney, Leila, Isabel, Jody più Christian: cinque ragazzine e un ragazzino coetanei, 13 anni. Sono loro le "bestie", appellativo con cui vengono apostrofati dalle loro madri in risposta agli scherzi che amano fare, a volte crudeli, spesso disgustosi. Passano il loro tempo a spiare: le madri, i coetanei, ma soprattutto Sammy, la figlia del predicatore, solo di un anno più grande, ma già così adulta rispetto a loro. Ogni sera si appostano e puntano il binocolo verso il muro dove Sammy aspetta Eddie, il suo fidanzatino, il ragazzo più bello della scuola. Finché Sammy scompare e tutti iniziano a cercarla.

Romanzo d'esordio scritto nel 2023 da Dizz Tate, nata a Londra nel 1993, ma cresciuta a Orlando.
Ed è in Florida che ambienta questa storia, nell'immaginaria Falls Landing, cittadina paludosa attorniata da parchi a tema abbandonati, una realtà ben diversa dalla Florida patinata a cui si tende a pensare: qui tutto è decadente, gente che vive alla giornata, madri che sognano per i figli la partecipazione al talent show di turno, figli che sognano tutti la medesima cosa:

"Andarcene è il nostro unico desiderio, non sapremmo dire dove, ma solo che là saremo più felici che qui."

La partenza è stata buona, con queste ragazzine (un femminile in cui includo anche Christian) che ricordano quelle della Oates in "Foxfire", lo stesso spirito di sorellanza, la stessa rabbia adolescenziale, gli stessi nuclei familiari disgregati, con padri assenti ("Non ce ne fregava niente di loro, praticamente avremmo potuto farli schiattare senza che nessuna piangesse") e madri ignoranti, una vita quotidiana che si trascina fra sporcizia e corruzione, con il fantomatico mostro del lago che loro giurano di aver visto e di cui hanno il terrore.
E poi il mistero della scomparsa di Sammy e una narrazione particolare che usa la prima persona plurale.

Ma ben presto mi sono trovata in mano uno dei libri più brutti che abbia mai letto, via via sempre più sconclusionato e con uno stile di scrittura caratterizzato da ciò che più detesto, quelle frasi a cui non riesco a dare un senso, scollegate dal contesto, messe lì solo per boria autoriale.

"Ma i silenzi possono essere universali e possono essere specifici, riservati a certe persone, e tra di noi, davanti a questo lago, c’è un silenzio lungo anni che non abbiamo."

"Vedo che siamo una triste combriccola ammassata alla rinfusa in una carrozza delle montagne russe, salvata collettivamente nella luce divina di una foto troppo costosa."

C'è una metafora che è un pugno nello stomaco, un capitolo (ahimè, brevissimo) che è sicuramente la parte migliore del libro, ma essendo il terz'ultimo evito di approfondire per non fare spoiler. E ci sono, sempre sul finire, due "cose" che spuntano fuori - la prima dal lago e la seconda da una vagina - che mi hanno annichilita, così prive di logica che sarebbero risultate assurde anche in un horror di serie C.
Senza quelle due cose il libro non mi sarebbe piaciuto lo stesso, ma almeno non lo avrei trovato demenziale.

Per chi volesse leggere un "Bestie" bello consiglio il romanzo di Magnus Mills.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di gennaio: libri ambientati in Florida


domenica 25 gennaio 2026

"Il mio paese inventato", Isabel Allende

 

E' il 2003 quando Isabel Allende scrive questo libro, un'autobiografia, ma soprattutto una dichiarazione d'amore per il suo Cile.

Lo fa dalla sua casa affacciata sulla baia di San Francisco e già nelle primissime pagine ho trovato la risposta (un po' banale) a una domanda che mi sono posta spesso, cioè come mai vivesse negli Stati Uniti:

"Attesi per molti anni che si instaurasse nuovamente la democrazia per rimpatriare, ma quando accadde non lo feci, perché ormai ero sposata con un nordamericano e abitavo vicino a San Francisco."

Più volte ho avuto l'impressione che quello che stavo leggendo fosse una giustificazione per non essere tornata, non tanto nei confronti dei curiosi come me, ma verso la sua patria e verso chi è morto per essa.

"Penso di essere afflitta dallo stesso male di molti cileni che se ne andarono in quel periodo: mi sento in colpa per aver abbandonato il paese. Mi sono domandata mille volte cosa sarebbe successo se fossi rimasta, come molti che combatterono la dittatura dall’interno fino a quando riuscirono a sconfiggerla nel 1989. Non avrò mai una risposta, ma di una cosa sono certa: non sarei una scrittrice se non avessi provato l’esilio.
Dal momento in cui sorvolai la Cordigliera delle Ande, in un piovoso mattino d’inverno, cominciai inconsciamente a inventare il mio paese."

In realtà non inventa proprio nulla: ricorda, racconta, descrive.

La sua famiglia. Come il ramo materno abbia ispirato le vicende de "La casa degli spiriti", come in "Eva Luna" abbia raccontato la sorella di sua nonna, come l'amore per la lettura le sia stato trasmesso quando era bambina da suo nonno. E la tragica morte della figlia Paula ad appena 28 anni.

Il Cile. Terra di calamità naturali. Terremoti e alluvioni. Una posizione e un clima difficili.

I cileni. Popolo di poeti, altruisti, affettuosi, pettegoli, golosi. Tradizionalisti, ma curiosi. Ospitali, ma sempre di cattivo umore.

E la storia, del Cile e dei cileni, a partire dagli indios e dall'arrivo dei coloni fino all'inizio del nuovo millennio.
Al centro, predominante com'è giusto che sia, il colpo di stato di Pinochet dell'11 settembre 1973 che rovesciò il governo democraticamente eletto presieduto da Salvador Allende, cugino del padre dell'autrice.

"Con il pretesto di liberare il paese da un’ipotetica dittatura comunista che si sarebbe potuta instaurare nel futuro, la democrazia fu rimpiazzata da un regime del terrore che sarebbe durato diciassette anni e avrebbe proiettato la sua ombra per ancora un quarto di secolo.
Sento ancora la paura come un persistente sapore di metallo in bocca."

E' un libro che avrei dovuto e voluto leggere prima, in ventitré anni sono successe troppe cose, ad esempio nel 2015 la Allende ha divorziato da William Gordon (però vive ancora in California, per cui ci saranno altre ragioni per il mancato ritorno in Cile), ma soprattutto il quadro politico internazionale ha preso una svolta a destra forse immaginabile, ma inconcepibile.
Trump è riuscito a far rimpiangere al mondo intero il presidente USA del 2003 (Bush figlio) e se anche nel testo non mancano le stoccate ("I nordamericani amano la guerra, basta che non si combatta a casa loro"; "Oggi la pena di morte in Cile non esiste più, come in tutti i paesi civili") a confronto con quello che sta succedendo adesso tutto è ormai superato.

E a dicembre il 58.1% dei cileni ha votato per l'ultradestra pinochetista.

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di gennaio: libri con montagne in copertina

venerdì 23 gennaio 2026

"Troppi cugini", Douglas G. Browne

 

Londra, inizio agosto 1944. Due gentiluomini stanno trascorrendo una piacevole serata allo Sheridan: dopo aver giocato a biliardo proseguono fumando un sigaro e chiacchierando amabilmente. Parminter, che ama definirsi uno "specialista di necrologi sui giornali", parla a Tuke, assistente legale dell'ufficio della Pubblica accusa, di quello letto un paio di giorni prima: una certa Blanche Porteous, 34 anni, è morta nella sua casa nel Surrey dopo aver ingerito del nitrato di sodio al posto del sale. Un incidente, come quello capitato al suo coetaneo Raymond Shearsby, affogato a fine luglio dopo essere caduto nel fiume che attraversa il suo villaggio. Anche la Porteous era una discendente di Rutland Shearsby e Parminter, grazie alla sua eccezionale memoria, ricorda che a marzo era morto un altro cugino, Sidney Dresser Shersby, 33 anni, investito a Londra mentre attraversava la strada durante le ore di oscuramento della città.
Tre morti premature nella stessa famiglia fanno sospettare che non siano accidentali come sembra, soprattutto se i decessi hanno dimezzato i beneficiari della grossa eredità che spetterà ai cugini Shearsby alla morte dell'ormai anziana seconda moglie del loro bisnonno.

Scritto nel 1946 da Douglas Gordon Browne (1884 - 1963), londinese 
autore (e pittore mancato) prima di saggistica e solo successivamente di romanzi gialli. Questo è l'unico a essere stato tradotto in italiano e l'ho letto nell'edizione della collana Biblioteca del giallo, una bella selezione di quarantacinque titoli usciti in edicola dal novembre 2024 a settembre dell'anno scorso, tutti già pubblicati da Polillo nella loro adorabile collana I Bassotti.

Un giallo classico per eccellenza, con un protagonista caratterizzato da una notevole arguzia, un volto satanico e un elegante humor inglese.

Durante quell'estate - le cui descrizioni mi hanno fatto ringraziare più volte il destino che non mi ha fatto nascere in Inghilterra (
"Non era umido, ma solo coperto: un simulacro di luce solare penetrava attraverso la volta di nuvole informi e indefinite. Era, in effetti, una tipica giornata di agosto") - Harvey Tuke si lascia coinvolgere dall'indagine nonostante sia in ferie, incontrando i tre cugini superstiti, girovagando per la campagna inglese per poter dare un'occhiata ai luoghi degli "incidenti" e parlando con ogni possibile testimone.

Diviso in quattro parti con capitoli brevi, in diversi momenti mi ha ricordato "Tokyo Express" perché anche qui le indagini si basano sulla ricostruzione minuziosa di orari e spostamenti minimi, ma Browne non è Matsumoto e il suo giallo sta in piedi grazie a molte coincidenze, fra cui quella che una delle cugine superstiti sia proprio l'assistente di sua moglie alla Marina Militare francese (e non è neppure la più clamorosa), cosa che però non ha sminuito il senso di pace che mi trasmettono sempre queste letture datate.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Ouija (T)


mercoledì 21 gennaio 2026

"Dove sei, mondo bello", Sally Rooney

 

Irlanda, marzo 2019. Alice ed Eileen hanno 29 anni e da undici sono amiche, un'amicizia nata ai tempi dell'università, messa successivamente a dura prova dalla distanza e, soprattutto, dalle diverse strade intraprese, più per caso che per scelta. Eileen, che fra le due era la studentessa più promettente, vive a Dublino e fa la correttrice di bozze per una rivista letteraria che sopravvive grazie ai contributi statali e che, di conseguenza, paga poco. Di suo ha pubblicato soltanto un racconto. Alice, invece, è diventata ricca e famosa grazie alla pubblicazione di due romanzi. Ha vissuto a New York, ma dopo un esaurimento con tanto di ricovero in clinica, è tornata in Irlanda e abita nell'ex canonica di un villaggio affacciato sull'Atlantico.

Scritto nel 2021, ha personaggi trentenni (proprio l'età che aveva Sally Rooney all'epoca), quindi più vecchi di un decennio rispetto a quelli di "Parlarne tra amici" e di "Persone normali", ma senza quella maggiore maturità che sarebbe logico aspettarsi.
Un altro libro che si fa leggere - non tanto per la beltà della storia, ma per come è scritta - e che di nuovo mi ha fatto sentire tutto il peso del non essere una millennial, il grande ostacolo fra me e questa scrittrice che continuo a considerare sopravvalutata e molto aiutata dalla spinta dei social: brava/bravina sì, prodigio letterario no.

Adesso sono curiosa di leggere "Intermezzo" per vedere se con un invecchiamento della penna di altri tre anni e con (se ho ben capito) due protagonisti maschili ci sono stati cambiamenti: perché i suoi primi tre romanzi si somigliano troppo, con queste ragazze o giovani donne problematiche e piene di contraddizioni, che drammatizzano tutto ciò che capita loro. O che permettono che accada loro. Soprattutto nei rapporti di coppia, che sono il fulcro delle storie che la Rooney racconta, amori (e amicizie) che mi lasciano sempre perplessa perché sono piuttosto insignificanti e forse la sua bravura è proprio quella di riuscire a descrivere relazioni vuote vendendo milioni di copie.

Qui abbiamo Felix e Simon.
Alice e Felix si conoscono tramite Tinder e, dopo il primo impatto demotivante, scatta l'inspiegabile invito di lei a seguirla a Roma per la presentazione del suo libro. Una coppia mal assortita sotto vari aspetti che si contrappone a quella quasi scontata formata da Eileen e Simon, che si conoscono da sempre, che si amano, ma che non stanno insieme.

Eileen, che ho trovato più protagonista rispetto ad Alice, è una persona così cupa da far pensare a Leopardi come a un grande umorista.

"Ogni volta che mi capita qualcosa di bello mi ritrovo a pensare: chissà quanto durerà prima di finire male. E desidero quasi che il peggio arrivi presto, meglio prima che dopo, e se possibile subito, così almeno smetto di stare in ansia."

Fa male leggere pensieri tanto lugubri sapendo che molte persone apprezzano la Rooney perché si ritrovano in ciò che scrive.

Lo sviluppo delle vicende porta dal marzo 2019 al dicembre 2020 (la pandemia fa da contorno all'ultima parte) e alcuni capitoli sono costituiti dalle e-mail che Alice e Eileen si scrivono, infarcite di riflessioni più o meno profonde su cosa non funziona nel mondo, quel mondo bello che cercano. Dialoghi improbabili in una corrispondenza fra due giovani amiche, ma che permettono all'autrice di esprimere considerazioni generiche su vari argomenti, che in gran parte ho anche condiviso, ma che spezzano fastidiosamente la fluidità della trama, un po' come le carrellate pubblicitarie nel bel mezzo di un film.

"La mia teoria è che gli esseri umani hanno perso l’istinto del bello nel 1976, quando la plastica è diventata il materiale più diffuso. Puoi effettivamente constatare il cambiamento in atto se guardi la fotografia di strada prima e dopo il 1976. So che abbiamo buone ragioni di diffidare della nostalgia estetica, ma resta il fatto che prima degli anni Settanta la gente portava vestiti durevoli di lana e cotone, conservava le bibite in bottiglie di vetro, avvolgeva i prodotti alimentari nella carta e arredava la casa con solidi mobili di legno. Oggi gli oggetti nel nostro orizzonte visivo sono perlopiù fatti di plastica, la sostanza più brutta sulla faccia della terra."

Reading Challenge 2026, traccia grimorio di gennaio: tazza nel testo

lunedì 19 gennaio 2026

"Un piccolo favore", Darcey Bell

 

"Stephanie, per favore, ho bisogno del tuo aiuto. Di nuovo. È saltata fuori un’emergenza al lavoro e dovrò rimanere in ufficio fino a tardi. Puoi andare tu a prendere Nicky a scuola? Passo poi io stasera da te, al più tardi alle nove."

Warfield (Connecticut), un anno non specificato. Stephanie è ben felice di poter aiutare la sua migliore amica. Lei ed Emily si conoscono soltanto da un anno, ma il loro legame è forte, cementificato dall'amore per i rispettivi figli, due adorabili bambini nati entrambi nell'aprile di cinque anni prima. Per quanto all'apparenza possano sembrare diverse - Emily è così bella, elegante, ricca e piena di glamour - sono entrambe delle Capitan Mamma che vivono per i loro figli. Per cui Stephanie capisce subito che deve essere successo qualcosa di brutto quando quella sera Emily non va a prendere Nicky. E infatti dopo alcune settimane il suo cadavere viene ripescato in un lago del Michigan. Settimane durante le quali sono successe due cose che Stephanie non poteva proprio immaginare: si è innamorata del marito della sua migliore amica e ha capito che forse Emily non la considerava tale.

Scritto nel 2017, è il primo dei quattro thriller pubblicati da Darcey Bell, nata nell'Ohio nel 1981 e insegnante di scuola materna a Chicago. E' anche l'unico a essere stato tradotto in italiano ed era l'eBook più vecchio nel mio Kindle, ricevuto in regalo sei anni fa.

Un libro reso particolare dalla sostanziale differenza fra la prima parte - che arriva quasi alla metà del libro - e le due successive.
Nella prima Stephanie è la sola voce narrante e la maggior parte dei capitoli sono costituiti dai post che scrive suo blog per mamme, con la tipica perfezione fasulla del virtuale (e la serie completa degli odiosissimi "ometto", "soldatino", eccetera, rivolti al figlio), mentre negli altri emergono aspetti del suo passato e del suo presente non proprio encomiabili. Sono capitoli preparatori che coinvolgono facendo pregustare quello che verrà dopo. Ma nella seconda e nella terza parte, che si allargano ad altri narratori, l'aspettativa si infrange su sviluppi così assurdi da risultare ridicoli.

Di bello resta solo il fastidio provato da Stephanie davanti a chi mangia animali.

 "Spezzatino di vitello che puzzava di cadavere"
"Stracuoce pezzi di mucca morta"

Gli animali non sono oggetti, erano esseri viventi prima di finire in un piatto. Tutti provano orrore al pensiero del cannibalismo: ma l'uso della parola fa davvero così tanta differenza o è soltanto comodo pensarlo?

Reading Challenge 2026, traccia famiglio: libri che non si è fatto in tempo a leggere nel 2025


martedì 13 gennaio 2026

"Io sono la strega", Marina Marazza

 

Di Marina Marazza avevo già letto, due anni fa, "Il segreto della monaca di Monza" e l'anno scorso il suo seguito, "Miserere". Biografia il primo, romanzo storico il secondo: "Io sono la strega" tocca entrambi i generi ricostruendo la vita di Caterina Medici sulla base degli atti processuali e delle testimonianze, con l'aggiunta di un bel po' di fiction, in particolare per il grande rilievo che viene dato a Salem, il boia di Milano, personaggio inventato e secondo me evitabile. Il processo contro Caterina forniva materiale sufficiente per scrivere un bel tomo, forse non di 495 pagine, ma anche senza Salem le tematiche non sarebbero di certo mancate.

Pubblicato nel 2020, si divide in cinque parti e i capitoli per lo più brevi e incalzanti rendono la lettura fluida e appassionante.
Nelle note finali l'autrice ricorda come fu Leonardo Sciascia ne "La strega e il capitano" (1986) a fare chiarezza sulla vera storia di questa donna, correggendo le inesattezze tramandate nei secoli successivi alla sua morte.

Caterina nacque a Broni (provincia di Pavia) nel 1573, ritrovandosi a sei anni orfana di madre (morì partorendo il secondogenito), incinta a dodici (stuprata dal figlio di un conte del luogo), madre a tredici (dovendo dare il figlio in adozione) e subito dopo moglie di un uomo con più del triplo dei suoi anni che la sposò solo per sfruttarla come prostituta.

La Marazza racconta (benissimo) gli eventi principali della sua vita, dando il giusto risalto al suo saper leggere e scrivere (grazie al padre che era maestro), fatto eccezionale, un sapere che però non l'ha salvata dall'ignoranza dell'epoca. Perché lei stessa credeva di essere una strega, di aver venduto l'anima al maligno e che quei pezzi di corda annodati attorno a piume di uccello e nascosti in un cuscino e sotto a un materasso avessero davvero un qualche potere.

Venne condannata a morte per strangolamento, sentenza eseguita il 4 marzo del 1617 con l'ostentazione necessaria per accontentare i dominatori spagnoli che chiedevano a Milano maggior severità nei confronti della stregoneria.

E la storia di Caterina diventa anche un pretesto per raccontare quel periodo storico, con moltissimi riferimenti a persone realmente esistite, alcune solo menzionate 
(come la monaca di Monza), altre che per finzione diventano personaggi del libro interagendo con Caterina (come la pittrice Fede Galizia) e altre ancora che lo hanno fatto per davvero, come il genovese Giovan Pietro Squarciafico, capitano di Casale Monferrato, per il quale lavorò dodici anni avendo da lui due figlie. Un uomo che probabilmente ha amato solo la nostra città.

"Genova, la Superba, la mia bella signora dei mari, la dominante, la città che non è seconda a nessuno"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di gennaio: la STREGA del castello

sabato 10 gennaio 2026

"Un castello di bugie", Snaebjorn Arngrimsson

 

"Gíó mi diceva spesso che io sopravvaluto le mie capacità, che non valuto bene le situazioni, che non riesco a prevedere quali conseguenze possano avere i miei gesti, che non imparo dai miei errori e questo mi rende la vita più difficile di quanto già sia, anzi addirittura mi mette in difficoltà – e mette in difficoltà lui – anche quando non serve."

Di sicuro quando Gíó Ísaksson, 34 anni, diceva queste cose a Júlía non immaginava che uno degli incauti colpi di testa di sua moglie il 9 ottobre del 2022 l'avrebbe portata ad abbandonarlo sull'isolotto di Geirshólmi, a circa milleseicento metri dalla costa di Hvalfjörður, a cinquanta minuti d'auto da Reykjavik.
E invece...
Quella domenica era stata lei a insistere tanto perché la accompagnasse: voleva vedere Geirshólmi prima di scrivere un articolo che le era stato commissionato su delle protagoniste femminili di saghe islandesi. Per questo si era messa d'accordo con un contadino che le avrebbe prestato il suo gommone, ma poi non se l'era sentita di andare da sola. Una volta arrivati avevano discusso, lei era contrariata perché lui aveva perso tempo e di lì a poco sarebbe sceso il buio, lui le aveva rinfacciato di non essere mai in grado di arrangiarsi. Quindi aveva deciso di ignorarla coricandosi sul prato.
E Júlía era ripartita lasciandolo lì.

Primo thriller pubblicato nel 2022 da Arngrimsson, editore e traduttore islandese classe 1961 che in precedenza aveva scritto tre gialli per ragazzi.

Un incipit molto coinvolgente, purtroppo l'unica parte ad avermi convinta delle 390 pagine totali.

I capitoli brevi e la curiosità di sapere cosa sia successo a 
Gíó danno una bella spinta alla lettura, ma dall'inizio fino all'86° capitolo quello che si legge sono i pensieri contorti e le azioni scriteriate di Júlía, molte frasi prive di senso e di utilità ("C’era un silenzio totale. Il silenzio è come i formaggi; dopo un po’ di tempo, quando invecchiano, cominciano a puzzare. È l’odore di putrefazione del silenzio, quello che sentono gli avvoltoi?"), un buon 95% di eventi (noiosissimi) che non portano a nulla e l'empietà dell'autore che prima osa attribuire alla sua protagonista la scaltrezza del Mr Ripley di Patricia Highsmith e poi non ha l'intelligenza di fermarsi a quello che racconta nel sopracitato ottantaseiesimo capitolo, aggiungendone altri otto che portano solo altra bruttezza e illogicità al romanzo.

Turismo per immagini, ecco l'isolotto di Geirshólmi:



Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di gennaio: la strega del CASTELLO


giovedì 8 gennaio 2026

"La terza moglie", Lisa Jewell

 

Londra, 29 aprile 2011. Sono le tre del mattino quando Maya, 33 anni, muore investita da un autobus. Strano che si trovasse in giro a quell'ora, per di più ubriaca fradicia. Non è chiaro se sia scivolata accidentalmente o se si sia trattato di un gesto volontario, ma di sicuro non è stata spinta e questo basta alla polizia per archiviare il caso, mentre non è sufficiente per Adrian, suo marito, che dopo undici mesi si chiede ancora perché quella sera la moglie non fosse tornata a casa da lui e perché avesse bevuto così tanto. E' convinto che sia stato l'alcool a farle perdere l'equilibrio, Maya non può essersi suicidata perché tutti attorno a lui sono felici. Lo è Susie, la sua prima moglie, e lo sono Cat e Luke, i loro due splendidi figli ormai adulti. Lo è Caroline, la sua seconda moglie, e lo sono Otis, Pearl e Beau, i loro tre adorabili bambini. E naturalmente lo era anche Maya, la sua terza moglie, che si era inserita perfettamente nella sua grande famiglia allargata, che voleva bene a tutti e a cui tutti ne volevano.
Ma era davvero così?

Se con certi autori è un'impresa risalire a luogo e data di nascita, di Lisa Jewell si sa addirittura in quale ospedale è nata: al Middlesex Hospital, nel West End di Londra, nel 1968.

Nel 2014 ha pubblicato "La terza moglie", il dodicesimo romanzo degli oltre venti scritti finora. L'anno scorso l'ho preso a meno di 10€ su sito del Libraccio ed è stata una vera fortuna: essendo un fuori catalogo privo della versione digitale lo si trova in vendita a cifre assurde, addirittura a 400€! Considerando il seguito che ha in Italia l'autrice mi stupisco che chi detiene i diritti del libro non pensi di fare una ristampa e/o l'eBook perché è davvero bello e chiunque voglia leggerlo dovrebbe poterlo fare.

Non è un thriller vero e proprio, come mi aspettavo. I meccanismi sono quelli tipici, con i salti temporali che alternano gli ultimi anni di vita di Maya al presente di Adrian e degli altri personaggi. E non mancano i misteri da risolvere sul chi ha fatto cosa e perché, in un crescendo di rivelazioni che capitolo dopo capitolo vanno a ricostruire i fatti.

Ma - anche tenendo conto che chi legge già dal prologo sa se quello di Maya è stato un incidente o un suicidio - questa storia è un dramma sulla complessità dei legami familiari con al centro non Maya, ma Adrian, un uomo che, per sua stessa ammissione, ama essere sposato, passando da un matrimonio a un altro e poi a un altro ancora quasi per capriccio, senza tenere in considerazione le esigenze delle persone a lui vicine, vedendo solo ciò che gli conviene fino a convincersi che il suo paradiso perfetto corrisponda davvero alla realtà, quando perfino la sua bambina di dieci anni sa che la verità è tutt'altra cosa.

"Non c'è niente di normale nella nostra famiglia. Ma dai, papà, che avevi in mente? Come facevi a credere fosse giusto continuare a creare famiglie e poi abbandonarle?"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di gennaio: LA strega del castello

domenica 4 gennaio 2026

"La casa del kintsugi", Sanae Hoshio

 

Tokyo, estate di un anno non precisato. Chie, Yūko e Mao: nonna, figlia e nipote. Yūko lavora come receptionist per una grande catena alberghiera e quando deve trasferirsi a Kanazawa per sei mesi per occupare un posto rimasto vagante, Mao - la figlia adolescente - resta con nonna Chie, che nonostante i suoi 83 anni esercita ancora l'antico mestiere della laccatrice. Per Mao, che ancora non ha deciso quali studi intraprendere dopo il liceo, quell'estate sarà rivelatrice: scoprirà non solo la passione per quel lavoro artigianale, ma anche eventi passati della sua famiglia riservata.

Sanae Hoshio, giapponese classe 1964, ha pubblicato anche libri per bambini e raccolte di poesie. Questo, scritto nel 2019, è il primo romanzo a essere stato tradotto in italiano.

Un volume snello, 216 pagine divise in quattro parti (più prologo ed epilogo) dove si alternano le voci narranti delle tre protagoniste. Un libro che può essere molto rilassante o estremamente irritante: dopo l'infornata di soli gialli e thriller di dicembre mi è piaciuto scavallare l'anno con questa storia che trasuda quella flemma tipicamente orientale che (stranamente) apprezzo (per lo meno su carta), ma più volte mi sono ritrovata a ridacchiare pensando alle reazioni opposte che avrebbe avuto mia sorella (che decisamente non ama il genere) leggendo le descrizioni delle tecniche legate al kintsugi, in tutte le sue varianti.

Perché sono tante, davvero eccessive. Dal titolo era facile intuire come quest'arte avesse un ruolo rilevante nella storia, ma mi aspettavo qualcosa di diverso, la tipica analogia (annunciata anche nella sinossi) fra gli oggetti frantumati che riprendono vita dopo la riparazione e l'io interiore che allo stesso modo può rinascere dopo essersi spezzato.

Invece no: ogni tot la storia delle tre protagoniste - attraverso le quali la Hoshio mostra l'evolversi della condizione delle donne giapponesi, dalla nonna che aveva subito un matrimonio combinato alla figlia che non ha potuto proseguire gli studi per volere del padre ("le donne troppo istruite non trovano marito"), ma che successivamente ha potuto divorziare, arrivando quindi alla nipote che (finalmente) gode della libertà di scelta per tutto ciò che riguarda la sua vita - viene messa in pausa e parte una descrizione dettagliatissima di uno degli aspetti di questo lavoro, la storia, lo sviluppo, le differenze fra porcellana e ceramica, i tempi necessari alla riparazione, i tipi di lacche, la consistenza delle lacche, l'odore delle lacche... troppo!
Per di più in quelle parti sembra di leggere un opuscolo omaggiato al di fuori di una fabbrica o di un negozio: mi hanno risvegliato il ricordo del volantino di una vetreria di Murano visitata moltissimi anni fa.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di gennaio: la strega DEL castello


venerdì 2 gennaio 2026

Riassunto letture 2025

 

 

Totale: 121

Audiolibri: 65
Ebook: 38
Cartacei: 18

Comprati da me durante l'anno: 15
Comprati da me, ma che avevo già: 106

Generi:

Romanzi: 103
Saggi: 4
Young Adult: 4
Storie personali: 3
Raccolte di racconti: 6
Racconti: 1


Sottogeneri:

Thriller: 33
Gialli: 27
Narrativa contemporanea: 26
Narrativa storica: 12
Classici: 5
Gialli storici: 3
Horror: 2
Narrativa di viaggio: 2
Noir: 2
Rosa: 2
Autobiografie: 1
Chick lit: 1
Criminologia: 1
Rivisitazioni: 1
Sociologia: 1
Storia: 1
Umoristici: 1


Editori

Fratelli Frilli: 16
Mondadori: 11
Piemme: 9
Rizzoli: 8
Einaudi: 7
Feltrinelli: 7
Sperling & Kupfer: 5
Guanda: 4
Nord: 4
Neri Pozza: 3
Newton Compton: 3
Adelphi: 2
Atmosphere Libri: 2
Bompiani: 2
Fanucci: 2
Fazi: 2
Garzanti: 2
Il Saggiatore: 2
Longanesi: 2
TimeCrime: 2
Altrevoci: 1
Anabasi: 1
Beat: 1
Capricorno: 1
CasaSirio: 1
Clichy: 1
De Ferrari: 1
E/O: 1
Fabbri: 1
HarperCollins: 1
Il Mulino: 1
Jimenez: 1
La nave di Teseo: 1
Le Assassine: 1
Libreria Pienogiorno: 1
Marsilio: 1
Minimum Fax: 1
Nova Delphi: 1
Perrone: 1
Raffaello Cortina: 1
Rubbettino: 1
Salani: 1
Solferino: 1
Stampa Alternativa: 1
Tea: 1

Scritti da donne: 88

Scritti da uomini: 33


Nazione

Italia: 36
Stati Uniti: 29
Inghilterra: 25
Francia: 9
Canada: 4
Giappone: 4
Cile: 3
Irlanda: 3
Svezia: 2
Australia: 1
Canada: 1
Egitto: 1
Germania: 1
Islanda: 1
Scozia: 1

Numero delle pagine: 37.883

Media di pagine al giorno: 103.79

Le tre copertine più belle:





I libri più amati: