domenica 12 gennaio 2020

"Cattive compagnie", Ruth Newman


Las Vegas, giorni nostri. Quello fra Kate e Charlie è il più clamoroso dei colpi di fulmine: ai due basta uno sguardo alla riaccensione delle luci dell’ascensore che si era bloccato all’improvviso intrappolandoli per alcuni minuti per capire di aver trovato l’anima gemella che neppure stavano cercando. Tre giorni dopo sono già marito e moglie. Lui, architetto, non ha problemi a trasferirsi a Londra, la città di lei. Due anni di amore intenso, una vita perfetta, coronata da una vacanza a Cefalù da cui però solo Kate fa ritorno: mentre lei dorme in spiaggia, Charlie va a fare il bagno senza più tornare. Il mare ne restituisce il cadavere alcuni giorni dopo, solo un tatuaggio e il DNA potranno accertare che quel corpo straziato è il suo.
Londra, un anno dopo. Kate non è riuscita a superare il lutto. Ha accettato controvoglia l’invito a cena di una coppia di amici appena tornati da una vacanza a Miami. Kate guarda senza interesse le foto del viaggio quando all’improvviso cambia tutto: quell’uomo ritratto sullo sfondo di uno scatto è suo marito! Per gli amici, compreso Luke, amico d’infanzia di Charlie, si tratta solo di una somiglianza, ma Kate deve ritrovare quell’uomo e quindi parte per la Florida…

Questo secondo romanzo di Ruth Newman mi ha non poco disorientata, in negativo. Fino a poco più del 30% la lettura è stata piacevolissima: personaggi e contesti molto diversi rispetto a “Il college delle brave ragazze”, più maturi (non solo anagraficamente) e meglio tratteggiati, ma soprattutto una grande capacità nel descrivere emozioni e stati d’animo della protagonista.
Mi sembrava di leggere non un banale thriller, ma un raffinato noir.

Poi la svolta, la caduta in picchiata: tutto un susseguirsi di colpi di scena, personaggi che di volta in volta sembrano i buoni, poi i cattivi, poi di nuovo i buoni, ecc, grazie a situazioni surreali e a volte ridicole, esagerazioni che – anziché creare la suspense a cui sicuramente mirava l’autrice – finiscono solo per stancare chi legge. Nessuno stratagemma usato dalla Newman per giustificare i vari meccanismi è intelligente: tutto si basa su coincidenze clamorose, su eventi che fanno impallidire l’ago nel pagliaio.

Rispetto al libro precedente ha solo migliorato la capacità di gestire i salti temporali, ma non quella di riuscire a creare una storia credibile e sensata. Qui i personaggi sono ancora più stereotipati e nella seconda metà le situazioni descritte sembrano copiate dai peggiori film americani sui gangster: tanto per far capire cosa intendo con una scenetta che non comporta spoiler, qualcuno si dà alla fuga saltando dall’ottavo piano di un albergo direttamente nella piscina sottostante!!

Peccato. Come dicevo, la partenza era davvero buona. Confrontando quella con il resto del libro e con quello precedente, mi viene da pensare che la Newman abbia sbagliato genere: anziché scrivere thriller avrebbe dovuto dedicarsi a una tranquilla narrativa sentimentale.

In particolare mi ha colpita il capitolo in cui racconta il momento in cui Kate si sveglia sulla spiaggia, si accorge di aver dormito due ore e di essere ancora da sola. Il suo non sapere prima cosa pensare, poi cosa fare. E' in un Paese straniero dove non conosce nessuno, di cui capisce a stento qualche parola della lingua. Fa congetture sul da farsi, senza smettere di guardare il mare, con la sicurezza che da un momento all’altro vedrà Charlie nuotare verso di lei, una speranza che via via si indebolisce lasciando spazio a impotenza e disperazione.

Stati d’animo che conosco bene per averli sperimentati durante una vacanza in Germania anni fa, con un bosco al posto del mare, bosco che per fortuna mi ha restituito il marito “disperso” in meno di due ore, ma due ore che non dimenticherò mai.


Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia a cascata di gennaio, lo collego a "Il college delle brave ragazze" perchè scritti dalla stessa autrice



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