mercoledì 23 novembre 2022

"La cliente", Pierre Assouline

 

Parigi, metà anni Novanta. Un biografo è soprattutto un investigatore. E' per questo che la voce narrante del romanzo si reca ogni giorno agli Archivi di Stato per portare avanti una ricerca sullo scrittore di cui sta raccontando la vita.
Cerca una lettera del 1941, quella con cui qualcuno aveva denunciato la famiglia di quello scrittore obbligandoli a dimostrare entro quindici giorni di non essere ebrei.
Non è stato semplice per il biografo ottenere dal Ministero della Cultura l'autorizzazione necessaria per accedere agli Archivi francesi, per altro una concessione estremamente vincolante: può solo leggere. Niente fotografie, niente fotocopie, niente appunti. E non potrà parlare di quello che leggerà perché i documenti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale sono ancora segretati.
Meglio aspettare che siano tutti morti prima di divulgare il marcio di quegli anni...
Ma, fra le centinaia di lettere tutte simili, quella che attira la sua attenzione è datata 8 dicembre 1941 e a colpirlo è il nome della famiglia oggetto della denuncia: Fechner.
La famiglia di François Fechner, il marito della cugina di sua moglie, non solo un parente acquisito, ma un amico a cui è profondamente legato.
Per cui sa bene che alla fine della guerra l'unico dei Fechner a tornare vivo dai campi di sterminio era stato il padre di François.
Ed ora lui, il biografo, sa il nome della persona che nel 1941 li denunciò alla polizia preposta alla questione ebraica, di fatto condannandoli a morte: è una donna ed è ancora un'affezionata cliente dei pellicciai Fechner.

Pierre Assouline, nato in Marocco nel 1953 e trasferitosi in Francia da ragazzo, è scrittore, giornalista e biografo.
Questo romanzo, scritto nel 1998, è un'opera di fantasia fino a un certo punto. Perché - se i Fechner e i fatti qui raccontati sono stati inventati - negli anni dell'Occupazione francese di famiglie Fechner, deportate dopo essere state denunciate dei conoscenti, ce ne sono state tante.

Assouline non fa nessuno sconto a quei francesi che - spesso più per opportunismo che per reale convinzione - hanno scelto di schierarsi dalla parte del Male.

"Se si fosse trattato soltanto di odio, sarebbe stato semplice. Ma quando il male si esprime in tutta la sua banalità, quando appare profondamente quotidiano, la ragione depone le armi. Perché, con l'Occupazione, la politica non c'entra più. Per quattro anni ogni momento è stato il momento della verità, quello che rivela la parte di umano o di disumano di ciascuno di noi"

La citazione in copertina rimanda a "Dora Bruder", un paragone calzante per l'argomento trattato, ma solo per quello: qui non c'è ombra del distacco che avevo riscontrato in Patrick Modiano.

In questo bel libro, piuttosto breve (168 pagine), il Male trasuda, ogni scoperta del biografo accresce lo sconcerto suo e del lettore. Capire come la malvagità possa raggiungere un simile livello in un essere umano gli diventa priorità assoluta e noi scopriamo insieme a lui la verità, arrivando a uno dei finali più amari e desolanti che mi siano mai capitati fra le mani.

Un finale carico di un significato che non passerà mai di moda, non finché la guerra continuerà a essere considerata un'opzione valida per risolvere un problema.

"La guerra? Quelli che se la ricordano farebbero meglio a dimenticarla, ma quelli che l'hanno dimenticata ci guadagnerebbero a ricordarsene."

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