venerdì 14 febbraio 2020

"La casa nel bosco", Gianrico e Francesco Carofiglio


Bari, pochi anni fa. Gianrico e Francesco Carofiglio hanno accettato la proposta del loro editore di scrivere un libro a quattro mani. Avendo carta bianca sulla scelta del tema, non è semplice decidere quale storia raccontare. Ma i due fratelli devono fare anche un’altra cosa insieme: tornare nelle Murge per chiudere la casa nel bosco, cioè il casolare immerso nella foresta Mercadante dove da bambini trascorrevano le vacanze estive con i genitori. E saranno il breve viaggio, di un’ora soltanto, e il breve soggiorno, di un giorno soltanto, a dar loro l’idea per questo libro: un tuffo nel passato e nei ricordi, soprattutto quelli legati alla cucina…

Da sempre, come tutti suppongo, mi baso sulla sinossi dei libri per decidere se inserirli nella mia sempre più lunga wish list (sono quasi a 700 titoli), ma da qualche tempo – dopo essere incappata in sinossi contenenti assurdi spoiler - ho smesso di riguardarla quando poi arriva il momento di leggerli. Per questo motivo non mi ero resa conto di aver selezionato due libri “revival”. La struttura di questo e de “Il bar dei cani” è la stessa: i tre autori raccontano episodi della propria infanzia e della primissima adolescenza, ma essendo più vecchi di una decina d’anni rispetto a Cutrona, i Carofiglio ci portano negli anni ‘70.

Anche questa volta ho rispolverato alcuni ricordi, cosucce come l’abitudine di rubare i grani di Citrosodina per il gusto di farli sciogliere sotto alla lingua, particolari a cui non pensavo più da decenni, ma non molto perché i miei genitori non erano insegnanti, non andavano a Recanati per i convegni su Leopardi e, soprattutto, erano gente di mare e le rare volte in cui la famiglia si spingeva nell’entroterra di Genova era solo per andare a pranzo in qualche trattoria, non certo per passarci l'estate.

I Carofiglio legano i ricordi ai piatti, con tanto di mini ricettario in appendice, cosa che mi ha disturbato non poco: detesto cucinare e se non ho fame mi si rivolta lo stomaco a sentir parlare di cibo, senza contare che nessuno dei piatti citati è vegano, ma a giudicare dal numero di riviste di cucina che vendo in edicola e dagli slalom che devo fare per bypassare i cuochi che infestano la televisione di oggi, capisco che la loro scelta sia stata furba, anche se questo libro non ha ricevuto molti consensi.

Cucina a parte, invece a me è piaciuto: certo non ha nulla a che vedere con i libri dell’avvocato Guerrieri o del maresciallo Fenoglio, questo non è un giallo e non ha neppure una trama. E’ un semplice memoir anche privo delle riflessioni di spessore cui mi ha abituato Gianrico (di Francesco non ho mai letto nulla), però è scritto bene, su un altro livello rispetto alla semplicità stilistica di Cutrona.

Ma se il suo giovane protagonista era figlio unico, qui con due fratelli ho ritrovato nel loro modo di parlarsi quello che c’è fra me e mia sorella, quell'intesa nata dall’infinito carico di confidenza accumulata nei tanti anni di convivenza. Poi si cresce, si seguono strade diverse e non vivendo più la quotidianità si smette di sapere tutto l’uno dell’altro, ma parlarsi fa tornare giovani perchè a ben pensarci quello fra fratelli, o sorelle, è l’unico rapporto che non invecchia mai.

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia normale di febbraio "un libro che hai in wish list da più di un anno"



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