sabato 13 giugno 2020

"Le ragazze non devono parlare", Mary Higgins Clark


New York, giorni nostri. Michael Carter è uno dei tanti avvocati alle dipendenze di REL News, una delle maggiori reti televisive del Paese, con quindici filiali nel mondo e ormai prossima a essere quotata in Borsa. Quando una giovane dipendente lo sceglie per denunciare di essere stata molestata sessualmente dal volto di punta dell’emittente, con tanto di prove registrate, Carter capisce che il colosso ha un problema enorme da affrontare, un problema che per lui può rappresentare la grande occasione per farsi notare dai vertici e dare una svolta alla sua vita.
Due anni dopo anche Gina Kane, affermata giornalista d’inchiesta, intuisce che potrebbe esserci qualcosa di veramente grosso dietro l’e-mail in cui chi ha scritto sostiene di aver avuto una "terribile esperienza" con uno dei suoi superiori a REL News. Deve assolutamente riuscire a risalire al mittente, il lui o la lei che ha firmato il messaggio come Cryan…

La mia amata Mary Higgins Clark è mancata il 31 gennaio scorso: data l’età (era nata nel 1927) non è certo stata una sorpresa e tutto sommato non lo è stata nemmeno l’uscita di un suo romanzo postumo. Vista la sua prolificità era prevedibile che avesse ancora un romanzo (o più?) ancora chiuso nel cassetto, ma sinceramente da diversi anni ho il dubbio che le opere non siano state scritte completamente di suo pugno: Piero Angela è un chiaro esempio di come il cervello possa invecchiare molto più lentamente dell’età anagrafica, però i titoli pubblicati a quattro mani con Alafair Burke, il fatto che abbia una figlia scrittrice e il ringraziamento al figlio Dave “che ha lavorato con me parola per parola fino alla fine”, non mi fanno sentire troppo malpensante, soprattutto perché non ci vedo nulla di male nell’appoggiare una persona anziana e se qualcuno l’ha davvero aiutata nel mettere nero su bianco le sue idee regalandomi il piacere di leggerle, posso solo esserne felice.

Questa volta l’impressione di interventi esterni è stata abbastanza netta. Lo stile è lo stesso di sempre: coinvolgimento immediato già dal prologo, tantissimi capitoli brevi (110 per 368 pagine) che accelerano il ritmo e spingono a leggerne ancora uno, e poi un altro e un altro ancora, protagonisti più che benestanti con ambientazioni e linguaggio raffinati, ma di un genere che può apprezzare una anziana, ricca signora, ecc, ecc...
Però c’è qualcosa di diverso: intanto le descrizioni dei protagonisti e dei vari personaggi sono scarne e limitate alla prima apparizione, mentre in tutti i libri precedenti era anche irritante il modo in cui venivano descritti nel dettaglio abbigliamento, accessori e acconciatura dei singoli a ogni cambio di scenario. Poi manca quella che era una caratteristica tipica dell’autrice che in ogni libro portava i protagonisti a rendersi conto che gli stava sfuggendo qualcosa di importante senza riuscire a focalizzare cosa, un mezzuccio ripetitivo, però capace di creare sempre suspense.
E soprattutto ho trovato questa storia più dinamica sia nella costruzione temporale che nella quantità di elementi, e forse anche più moderna, sensazione che però potrebbe dipendere dal tema di grande attualità che è MeToo.

Ma forse queste considerazioni sono in realtà solo la speranza che ci sia davvero qualcuno in grado di scrivere altri romanzi postumi di Mary Higgins Clark per poter continuare a leggerla ancora.
 
Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia normale di giugno "un libro con meno di 400 pagine"