sabato 4 marzo 2023

"Vinto, visto, vissuto", Marco Benvenuto

 

La traccia annuale di febbraio della Reading Challenge si chiama My Self e prevede la lettura di cinque libri corrispondenti a cinque diverse categorie. Una di queste è: un libro con in copertina il tuo colore preferito. Il mio è assolutamente il blu.

E poi c'è il blucerchiato...

Il vocabolario Treccani fornisce questa definizione: s. m. (f. –a) [comp. di blu e cerchiato]. – Nelle cronache sportive, giocatore della squadra di calcio Sampdoria, di Genova, in quanto indossa una maglia azzurra cinta orizzontalmente da una fascia a quattro strisce (in successione, bianca, rossa, nera e bianca). Per estens., anche i sostenitori della squadra della Sampdoria. In funzione di agg.: maglia, vittoria blucerchiata.

L'U.C. Sampdoria nasce nell'agosto del 1946 dalla fusione di altre due squadre genovesi, la Sampierdarenese e l'Andrea Doria, e anche la maglia (che è la più bella del mondo e questo non lo diciamo noi, è il risultato di sondaggi internazionali) è il frutto di quella unione.

Il 10 marzo 2019, in occasione del 120° anniversario di fondazione della Sampierdarenese, la  Samp giocò contro l'Atalanta indossando quella che era la maglia della squadra del mio quartiere.


E il 6 dicembre 2020 durante Samp-Milan toccò ai 120 anni dell'Andrea Doria.


(In entrambe le occasioni le maglie indossate dai giocatori vennero successivamente vendute in aste di beneficenza.)

In questo momento siamo all'ultimo posto nella classifica della serie A, con appena 11 punti all'attivo, che sono pochi come le speranze di poterci salvare (anche se io sono una di quelli che ci crederà fino alla fine). La retrocessione sarebbe anche il male minore a confronto con lo spettro del fallimento. Una situazione che ha come responsabili Massimo Ferrero e chi gli ha regalato la squadra il 12 giugno 2014: Edoardo Garrone.

Una scelta dettata dal risentimento e frutto di una superba ignoranza, l'ennesimo esempio che intelligenza, capacità e dignità non si ereditano dal proprio padre come succede con soldi e cognome.

Da quando la mia Samp ha vinto il suo unico scudetto sono passati 32 anni. Un'enormità.
Ma un'inezia a confronto dei 99 trascorsi dall'ultimo vinto dai bicolori.


Il vinto, visto, vissuto -  che non dà solo il titolo a questo libro, ma che dal 19 maggio 1991 è un nostro motto, riportato su bandiere, striscioni, tatuaggi, adesivi, magliette, muri e altro - era nato proprio per sottolineare questo abisso, perché noi non solo lo scudetto lo abbiamo vinto (ed era un campionato a 18 squadre, non a 4!), ma lo abbiamo anche visto e vissuto, mentre già nel '91 ben pochi genoani potevano replicare "anch'io" riferendosi all'ultima loro vittoria risalente al 1924!


Questo librino (95 pagine) raccoglie il ricordo di quel giorno di maggio di quasi duecento tifosi, alcuni noti perché esponenti del tifo organizzato (Ultrà e non) o perché giornalisti locali, ma anche di tanti tifosi comuni, immagino amici dell'autore (diversi anche miei).

C'è chi ha limitato il ricordo a cinque parole ("Un anno di gioia sfrenata") e chi ha iniziato il suo racconto dalla prima partita della Samp vista quando aveva sei anni, nel '67. C'è chi quel giorno era solo un bambino e purtroppo non ci sono tante persone che avrebbero avuto ben più cose da dire, ma che oggi non ci sono più. 

C'è chi (tanti) ricordano Genova rivestita di blucerchiato ("Non era mai stata così bella"), i cortei, i festeggiamenti, gli abbracci, le sbornie. La mia Sampierdarena viene citata più e più volte e non poteva essere altrimenti, ogni palazzo, ogni monumento era blucerchiato. A ogni angolo che svoltavi ti sembrava di essere in mezzo alla gradinata Sud!


C'è chi, la maggior parte, lega lo scudetto non al 19 maggio (Samp-Lecce 3-0 e vittoria matematica), ma a due domeniche prima, quando il 5 maggio battemmo l'Inter (la diretta concorrente) per 2-0 a San Siro. Il momento preciso in cui capimmo che lo scudetto era nostro fu quello in cui Gianluca Pagliuca parò il rigore a Matthaus.


C'è chi il 19 maggio ha pensato a chi gli aveva trasmesso la fede calcistica (generalmente il proprio padre), ma che era morto prima di riuscire a vivere quella felicità. E' quello che è successo al mio prozio Livio, fratello di mia nonna materna, tifosissimo della Sampierdarenese prima e della Sampdoria dopo e morto tre mesi prima dello scudetto, un'assurda beffa del destino che mi fa venire il magone ogni volta che ci penso.

C'è chi, come Marco Ferrera, lega (giustamente) il ricordo della scudetto a Paolo Mantovani "che vinse contro tutto e contro tutti il tricolore più bello e più genuino degli ultimi trent'anni" (io direi di sempre).


Ci sono (e questo è il difetto del libro, insieme a quello di avere al suo interno solo foto in bianco e nero) un po' troppi tifosi "da poco", persone che quel 5 maggio a Milano hanno seguito per la prima (e forse unica) volta la Samp in trasferta, tanti non abbonati alle partite casalinghe, tanti che dopo la partita contro il Lecce sono corsi a casa per vedere "90° minuto"...

Io non me lo ricordo nemmeno a che ora sono tornata a casa quella notte! I miei (non) ricordi sono simili a quelli di Enzo Tirotta, storico capo degli Ultras Tito Cucchiaroni: "Buio totale. Venivamo da una settimana indimenticabile passata a mettere in piedi sempre nuove iniziative, a preparare bandiere e nuove coreografie per la grande festa che ci sarebbe stata. Arrivammo alla mattina della partita contro il Lecce cotti, ma motivatissimi. Alle nove del mattino eravamo già dentro allo stadio".


E io con lui, come lui. Quel giorno di maggio avevo 21 anni e mezzo. Noi nati negli anni Sessanta siamo stati i più fortunati, la nostra gioventù ha coinciso con gli anni della Samp d'Oro. Non eravamo bambini che festeggiavano la gioia riflessa dei genitori. Non eravamo ragazzini, che avevano ben chiara l'enormità di quello che stava succedendo, ma che non avevano la liberà di svincolarsi dal controllo dei genitori. Non eravamo ancora adulti, con le responsabilità e gli impedimenti che comporta l'essere genitori. E non eravamo over, con i limiti dati dall'età.
Eravamo ragazzi, già con qualche soldo per pagarci trasferte e altro, senza dover chiedere il permesso per seguire la Samp ovunque giocasse o per passare le serate nei club a preparare bandiere e striscioni o per festeggiare lo scudetto per tutta la notte. Per tutta l'estate. Per tutta la vita.

Ma oggi ricordando quel 19 maggio 1991 il pensiero va a chi ci ha lasciato lo scorso 6 gennaio, ma che continua a guardarci da "ogni angolo della città".


Ciao Gianluca, noi ti amiamo e ti adoriamo
Sempre con noi

Reading Challenge 2023, traccia annuale di febbraio: un libro con in copertina il tuo colore preferito, blu(cerchiato)