lunedì 28 ottobre 2024

"Passeggiate nei prati dell'eternità", Valeria Paniccia

 

"Un cimitero è sempre un labirinto dove bisogna accettare di perdersi, perché è solo così che se ne scoprono i tesori"

Scritto nel 2013 da Valeria Paniccia, autrice e produttrice televisiva marchigiana, "Passeggiate nei prati dell'eternità" nasce come trasmissione televisiva ("Extraterreni") per poi diventare libro. Mi sarebbe piaciuto vedere il programma per godere delle immagini, quelle che mancano su carta. Una grave pecca condivisa con le opere di Mariana Enriquez e di 
Claudia Vannucci.

Per fortuna abbiamo il web: ho cercato ogni singola tomba citata, trovando anche tutti gli approfondimenti che mancano nel testo, che nel complesso è piuttosto deludente.

Se si vogliono conoscere storia, caratteristiche, dettagli e curiosità dei vari cimiteri si apprende molto di più leggendo le pagine relative su Wikipedia o cercando approfondimenti su blog e siti vari, dove ci sono post completi e molto belli.
Cosa che non si può certo dire di questo libro.
Manca nella Paniccia una vera passione per i cimiteri e questo fa sì che non siano i protagonisti, ma solo un pretesto estroso per parlare di letteratura, scienza, politica, musica, storia, teatro, cinema, danza e non va bene perché non è quello che si cerca acquistando un libro di questo tipo.
Il turismo cimiteriale, citato all'inizio, si perde nella moltitudine di aneddoti, citazioni e divagazioni, spesso neppure collegate ai morti di cui si parla.

Il viaggio comincia a Venezia, con il San Michele in Isola, cimitero napoleonico attivo dal 1837 con la particolarità, che lo rende unico, di occupare un'intera isola della laguna.
Guida: Massimo Cacciari.


Curiosa la tomba di Helenio Herrera, con l'urna a forma di Coppa dei Campioni:


Seconda tappa, l'Acattolico di Roma (Testaccio), sorto nel 1716 per rispondere all'esigenza di avere un posto dove seppellire i tanti stranieri non cattolici (e di alta estrazione sociale ed economica) che si erano stabiliti in città nel Settecento; in precedenza venivano sepolti a Muro Torto con prostitute, attori e suicidi.
Guida: Margherita Hack.


La statua più celebre è L'angelo del dolore, scolpita da William Story che vi riposa con la moglie.


La terza tappa mi ha portata a casa, al cimitero Monumentale di Staglieno, attivo dal 1851.
Guida: Oreste De Fornari (un giornalista mai sentito, scelta a dir poco deludente).


In principio, però, l'autrice ricorda la visita fatta nel 2004 con José Saramago, quando il suo racconto "Reflusso" venne messo in scena nel cimitero dalla compagnia del Teatro dell'Archivolto (che per me, che sono di Sampierdarena dove si trova, sarà per sempre il Modena ♥).

In quell'occasione Saramago disse di Staglieno:

"Non si sente la morte, ma l'opera dei vivi. In queste sculture, c'è un accanito tentativo d'immortalità - il sogno di pietra di questi monumenti è sconfiggere la morte"

Hemingway lo definì una delle meraviglie del mondo e chi lo ha visitato non può dargli torto.


Quarta tappa, il Père-Lachaise di Parigi, in attività dal 1804 e 
intitolato a un frate libertino, confidente di Luigi XIV, che andava a riposarsi nel parco dove poi sarebbe sorto il cimitero.
Guida: Giorgio Albertazzi.


Una delle tombe più curiose è quella del professore belga Fernand Arbelot.


Quinta tappa, il cimitero Monumentale di Torino, attivo dal 1829.
Guide: Piero Chiambretti, il giornalista sportivo Gian Paolo Ormezzano e don Luigi Ciotti.


Torino, città di morte e di mistero, si dice. Anche per questo mi aspettavo molto e sono rimasta delusa. Molte delle tombe citate sono semplici lapidi a muro.

Fra i tanti lì sepolti quello che più di tutti ci tengo a ricordare è Primo Levi, a cui invece l'autrice ha dato davvero poco spazio rispetto ad altri personaggi meno meritevoli e poco rilevanti.


La Paniccia accenna poi ai chilometri di sotterranei che si sviluppano sotto al cimitero. Molto suggestiva una foto trovata su web, ma un paio di video visti successivamente su YouTube mi hanno svelato che a essere inquietanti sono soprattutto l'incuria e il degrado.


Sesta tappa, il cimitero Monumentale di Milano, inaugurato dal 1866. Dieci anni dopo è qui che divenne attivo il primo forno crematorio italiano.
Guide: Gae Aulenti e Luca Doninelli.


A leggere i nomi citati sembra di fare un giro in libreria: Feltrinelli, Mondadori, Sonzogno, Hoepli...
In generale, "la fiera delle vanità", come dice la Aulenti, e ha ragione, le tombe delle grandi famiglie milanesi sono autocelebrative, "una dimostrazione di potere", e molte sono terribili, come l'edicola del costruttore edile Gaetano Besenzanica:


O quella del nobile Leopoldo Pier d'Houy:


O quella dei Campari, dove si arriva addirittura a una rappresentazione dell'ultima cena con figure che hanno dimensioni più grandi del reale!
Ma questi ricconi lo sanno che almeno da morti siamo tutti uguali?



Settima tappa, la Certosa di Bologna, cimitero in stile neoclassico attivo dal 1801 costruito su una necropoli etrusca.
Guida Pupi Avati.


Nessuna delle tombe citate mi ha particolarmente colpita, bellissimi invece i chiostri, fra cui il chiostro III:


Il chiostro VII:


E il chiostro delle madonne, dove si trova il più antico fra la ventina di ossari del cimitero, ricavato dalla cisterna d'acqua del monastero trecentesco:


Il capitolo si chiude con Lucio Dalla, a cui l'autrice dedica appena una frase: "Lucio Dalla riposa nel campo 1971. Sembra il verso di una sua canzone."


Ottava tappa, il cimitero Novodevičij di Mosca, inaugurato nel 1898.
Guida Demetrio Volcic.


L'autrice descrive il funerale ortodosso, diverso da quelli a cui siamo abituati in Italia: le bare sono aperte perché chi muore deve vedere per l'ultima volta il cielo. Dopo trentacinque giorni parenti e amici si ritrovano sulla tomba per parlare del defunto mangiando uova e bevendo vodka. Il rito si chiama trisna.

Qui le tombe citate sono davvero particolari e uniche (ho trovato un sito russo che ne pubblica ben sessantanove). Una delle più famose è quella dell'attore e clown Yuri Nikulin e del suo cane Fyodor, che gli sopravvisse di quattro anni:


Ben più piccolo e più trascurato, ma molto suggestivo, il cimitero di Peredelkino, a venticinque chilometri da Mosca, dove nel 1932 Stalin concretizzò l'idea di Maksim Gorkij di una residenza letteraria ampliandola con quello che divenne il "Villaggio degli scrittori".


Nona tappa, Napoli.
Guida Toni Servillo.

Un capitolo piuttosto breve e confuso in cui l'autrice alterna parti legate al Monumentale di Poggioreale (Napoli), consacrato nel 1937...


...ad altre relative al cimitero di Santa Maria del Popolo, comunemente chiamato 366 fosse, che venne edificato nel 1762, un secolo dopo rispetto alla costruzione della chiesa di Santa Maria del Pianto. Nel 1865 il cimitero si sviluppò e prese il nome della chiesa.


E' il capitolo dove si parla meno di cimiteri, sembra uscito da un testo su teatro e cinema, con la descrizione di intere scene di film e rappresentazioni di Totò e di De Filippo.

Invece per il cimitero delle Fontanelle (Rione Sanità) solo un misero accenno.


Decima tappa, cimitero delle Porte Sante di Firenze, inaugurato nel 1848, si trova sul colle di San Miniato all'interno della Fortezza di San Miniato e di fianco alla basilica romanica da cui prende il nome.
Guide: Giovanni Sartori, Gabriele Lavia e il monaco Padre Bernardo.


Qui riposano Collodi, Spadolini, Cecchi Gori... ma Macchiavelli, Michelangelo, Galilei, Foscolo, Rossini e Alfieri sono nella basilica di Santa Croce. Si perdono un panorama grandioso.


Undicesima e ultima tappa, Hollywood Forever di Los Angeles, fondato nel 1899 come Hollywood Cemetery, rinominato Hollywood Memorial Park nel 1939 per prendere il nome attuale nel 1998.
Guida Gabriele Muccino.


"Luogo idilliaco. O grottesco. O un luna park." si chiede l'autrice, ma poi lei e Muccino parlano esclusivamente di film, registi e attori. Avrebbero potuto incontrarsi negli studi della Paramount, senza scomodare i defunti.

Le ultime due pagine del capitolo e del libro sono dedicate a un altro cimitero di Los Angeles, il Forest Lawn.


Poco più di un elenco di nomi delle celebrità che ospita, cominciando da Michael Jackson, Liz Taylor, Hunphrey Bogart, Spencer Tracy, Clark Gable e tanti altri.

Reading Challenge 2024, traccia di ottobre: libri in cui almeno una scena si svolge in un cimitero