venerdì 22 novembre 2019

"L'estate fredda", Gianrico Carofiglio


Bari, 12 aprile 1992. E’ il giorno in cui inizia una sanguinosa guerra all’interno del più grosso clan mafioso della città con sparatorie, sparizioni, omicidi… Ma il momento più critico arriva quando a sparire è il piccolo Grimaldi, dieci anni, figlio di Nicola, il maggior esponente della mafia barese.
I carabinieri apprendono la notizia solo grazie a un informatore e intervengono nonostante l’omertà generale, compresa quella della famiglia del bambino.
All’improvviso la svolta: una telefonata anonima e il maggior sospettato del rapimento che decide di collaborare, confessando anche crimini che non gli erano stati attribuiti, ma giurando che lui non ha a che fare con il sequestro del bimbo…

Sono passati tre anni dalla vicenda raccontata in “Una mutevole verità”, Pietro Fenoglio ha adesso 41 anni, è diventato maresciallo maggiore e vive un momento personale difficile a causa della crisi coniugale con Serena (altra similitudine, non importante, ma evitabile, con Guerrieri).

Un romanzo particolare, lo definirei un saggio travestito da romanzo perché è grazie agli interrogatori di carabinieri e PM che Carofiglio racconta la mafia barese: attraverso quali passaggi è nata, com’è organizzata, quali sono le regole, i (demenziali) riti di iniziazione, ecc... 
 
Ho apprezzato la precisione, ma temo che comprando il libro pensando di leggere un semplice giallo si possa trovare questa parte troppo particolareggiata. Per contro il giallo c’è, è sviluppato benissimo, è crudo, obbliga a riflessioni intense, come succede sempre leggendo Carofiglio, che qui affronta dettagliatamente il cancro della mafia, come non aveva mai fatto nei romanzi di Guerrieri.

Un libro che è chiaramente un omaggio a Falcone, Borsellino e a tutte le altre persone uccise nei due attentati del ‘92, attentati che hanno colpito tutta l’Italia onesta, ma - per forza di cose - maggiormente chi ha lavorato per l’antimafia, come Carofiglio.

Reading Challenge 2019: collegamento a cascata con la traccia di novembre. Lo collego a "Una mutevole verità" perchè hanno lo stesso protagonista