martedì 12 maggio 2020

"On fire", Sylvia Day


Lion's Bay (Stati Uniti). Darcy Michaels è ispettrice antincendi nella placida cittadina sul mare in cui è nata e cresciuta. Un posto dove tutti si conoscono e dove si è consumato solo un crimine violento, tre anni prima. E’ anche per questo che la comunità è sconvolta dai tre incendi dolosi registrati nelle ultime settimane. In rapida successione sono andati in fumo tre posti cari a Darcy: la scuola di ballo che aveva frequentato da giovane insieme alla gemella Danielle, poi il rifugio per animali e infine il negozio di dolciumi. Per fermare il piromane non si fa remore a chiedere aiuto ai federali e le basterà scambiare uno sguardo con l'agente Jared Cameron per capire che il quarto incendio è appena scoppiato, ma in mezzo alle gambe di entrambi…

Per esigenze di Reading Challenge mi serviva un breve romanzo edito da Fanucci da abbinare all’ultimo racconto letto della Castillo e, schivando la mole di fantascienza pubblicata dall’editore, la mia scelta è caduta su questo librino erotico senza pretese.

Non avevo grandi aspettative ed è probabilmente per questo che è successo il contrario rispetto a quando le ho alte e resto delusa: dovendo tradurre il giudizio in stelline non posso darne più di due (si tratta comunque di livello Harmony), ma tutto sommato è stata una lettura leggera, divertente e a suo modo piacevole.

Intanto mi ha sorpresa la trama che, per quanto sbrigativa, c’è e non è male: la stessa storia nelle mani di un giallista di professione - quindi ben sviluppata (qui i crimini fanno da sfondo fornendo il pretesto per far incontrare i due protagonisti), con un serio approfondimento dei vari passaggi (l’autrice alla fine fa incastrare tutti i pezzi, però lì butta un po’ lì senza sprecarsi in spiegazioni) e con un maggior sforzo per portare lui a capire che lei è in pericolo senza farglielo avvertire grazie al rizzarsi dei peli sulla nuca – il sopraccitato giallista professionista avrebbe potuto tranquillamente tirare fuori un thriller di 350 pagine in linea con tanti altri che ho letto.

La Day scrive in maniera molto semplice, con il protagonista maschile cade in tutti gli stereotipi (datati) che si possono immaginare: bello quanto scontroso, sensuale quanto sgarbato, irresistibile ma selettivo, che preso dalla passione chiude la porta con un calcio e sposta un tavolino con una pedata. Ma che poi in ventiquattro ore si innamora come un pesce lesso manifestando una tenerezza insospettabile, pur non perdendo un grammo della sua maschia virilità, ovviamente.

Per contro, però, riconosco all’autrice il merito di non avergli affiancato una protagonista mammoletta capace solo di strisciare ai piedi del bel tenebroso: certo anche lei cede immediatamente ai sentimenti, però la Day la dota di un’emancipazione professionale e sessuale pari a quella dell’uomo e non credo sia tanto comune nei romanzi rosa o erotici.

Questo è decisamente poco rosa e molto erotico: le scene di sesso fra i due occupano interi capitoli e, sorvolando su certe descrizioni così antiquate da risultare ridicole (Darcy è uno schianto, lui ha addominali rocciosi, ecc), ho trovato quello che spesso manca nella letteratura di genere, cioè scene di sesso raccontate da qualcuno che ha davvero sperimentato quel tipo di coinvolgimento mentale e quelle sensazioni fisiche.

E brava Sylvia Day!

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia artista di maggio