lunedì 4 maggio 2020

"Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", Luis Sepùlveda


Kengah è un giovane gabbiano argentato femmina che, con il suo stormo, sta migrando dal mare del Nord verso il golfo di Biscaglia. Sorvolando la foce dell’Elba gli uccelli si buttano in mare su un banco di aringhe. Un tuffo, due tuffi, tre tuffi… Kengah non sente il segnale d’allarme e l’onda nera la travolge. Il petrolio le offusca la vista e impregna le sue penne, le ali diventano pesanti come pietre ed è con la forza della disperazione che riesce ad arrivare sopra al porto di Amburgo, precipitando sul balcone della casa in cui vive Zorba, un gattone nero di cinque anni. E’ a lui che Kengah affida l’uovo che sta per deporre facendogli promettere tre cose: Zorba dovrà covare l’uovo, non dovrà mangiare il piccolo quando sarà nato e dovrà insegnargli a volare quando verrà il momento…

Quando a marzo ho letto “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” e “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” Sepùlveda era già in ospedale contagiato dal virus che lo ha ucciso lo scorso 16 aprile. Una morte per la quale ho provato un autentico dispiacere, cosa che mi è capitata con pochissimi personaggi famosi.

Non mi risulta che fosse vegano, né vegetariano, ma era comunque uno dei pochissimi autori in cui ritrovavo quel rispetto e quell’ammirazione per gli animali indispensabili per farmi provare altrettanto rispetto e ammirazione nei confronti delle persone.
Sepùlveda faceva parlare non solo gli animali, ma anche la Terra, impossibile leggerlo e non vergognarsi per tutto il male che noi uomini facciamo al pianeta e il fatto che a ucciderlo sia stata proprio l’ennesima pandemia causata dall’(ab)uso che facciamo degli animali rende la sua fine ancora più tragica e inaccettabile.

Anche questo breve romanzo è una perla da leggere e non dimenticare. Oltre alla denuncia contro l’inquinamento e contro lo sfruttamento degli animali negli acquari e nei circhi, c’è l'incitamento al non arrendersi alle difficoltà, al credere in se stessi e – messaggio per me ben più importante e bello – c’è la rappresentazione della parità, del riuscire ad amare e aiutare un altro essere vivente, seppur diverso da noi.

Venti giorni fa il mondo ha perso “qualcosa” di veramente importante.

  
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